La Resistenza delle donne e la Toponomastica femminile
di Duccio Pedercini [ Fonte ]

Quando nel mese di giugno 2012 fui contattato da Maria Pia Ercolini, professoressa di geografia, lei mi segnalò il lavoro che stava svolgendo. In particolare la collaborazione del gruppo da lei creato, Toponomastica femminile, ad una serie di articoli sui municipi di Roma e pubblicati su un periodico. Le segnalai allora che al Parco della Pace nel XX municipio c'era una targa fantasma: il palo di sostegno indicava il cielo azzurro. Quell'ameno viottolo era intitolato a Settimia Spizzichino, unica donna ebrea romana sopravvissuta ad Auschwitz e scomparsa nel 2000.

Quello della Resistenza al femminile, al pari e più di altre realtà di genere, è un argomento difficile, sottaciuto e sottovalutato per decenni

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Marie Kuderikova

Operaia, membro dell’organizzazione clandestina di Brno del Partito Comunista Cecoslovacco. Dopo essere stata pedinata dalla Gestapo, viene arrestata mentre lavora in fabbrica, nel dicembre 1941. Durante gli interrogatori, nei quali si prende l’intera responsabilità dell’attvità svolta, viene seviziata e percossa al punto che rimane sorda da un orecchio. Trasferita a Praga, non modifica la sua deposizione e viene successivamente trasferita a Brno, Jihlava, al “Petschek” di Praga e a Breslavia (Germania). Processata dal Tribunale del Popolo di Breslavia il 16 novembre 1942, è condannata a morte. Decapitata a Breslavia, alle 18.30 del 26 marzo 1943, insieme al giovane che l’aveva denunciata e al suo compagno.
 Oggi, 26.3.1943, alle sei e mezzo di sera, due giorni dopo aver compiuto il mio 22° anno di vita, trarrò l’ultimo respiro. Eppure respirerò fino all’ultimo momento. Vivere e credere. Ho sempre avuto il coraggio di vivere, non lo perderò neppure faccia a faccia con quella che, nel linguaggio degli uomini, si chiama morte. Vorrei prendere su di me tutta la vostra tristezza, il vostro dolore. Sento la forza di portarli per voi, il desiderio di portarli via con me. Vi prego, vi prego, abbiate anche voi la forza, non soffrite, non piangete! Io vi amo, io vi stimo tanto. Mi ha sempre infuso coraggio la lettura delle vostre parole. Avete fatto tutto ciò che era umanamente nelle forze di coloro che amano. Non rimproveratevi nulla, so tutto, sento tutto, leggo tutto nei vostri cuori. Oggi è una bella giornata. Vi trovate in qualche punto del campo o del giardinetto. Sentite, come io sento, questo profumo, questa bellezza? Profumo di patate bollite, fumo e rumore di cucchiai, uccelli, firmamento. La vita. La vita col suo battito   
 

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Irma Marchiani

Prima informatrice e staffetta, poi combattente. Processata il 26 novembre, fucilata alle ore 17 dello stesso 26 novembre 1944 all’età di 33 anni.
Medaglia d'Oro al Valor Militare.
 Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante, "la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì". Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me. Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva.Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi.

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Teresa Mattei

Partigiana. Comandante di Compagnia del Fronte della Gioventù. La più giovane eletta nell’Assemblea Costituente.
 Il riconoscimento della raggiunta parità esiste per ora negli articoli della nuova costituzione. Questo è un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo. Guai, se considerassimo questo un punto di arrivo, un approdo. Può questo riconoscimento costituzionale esser preso a conforto e a garanzia dalle donne italiane, le quali devono chiedere e ottenere che via via siano completamente realizzate e pienamente accettate nella vita e nel costume nazionale le loro conquiste.
Vorrei far osservare, onorevoli colleghi, che nessun regime per principio, nei tempi moderni almeno, osa pronunziarsi contro i diritti femminili in termini costituzionali.
Perciò noi affermiamo oggi che, pur riconoscendo come una grande conquista la dichiarazione costituzionale, questa non ci basta. Le donne italiane desiderano qualche cosa di più, qualche cosa di più esplicito e concreto che le aiuti a muovere i primi passi verso la parità di fatto, in ogni sfera, economica, politica e sociale, della vita nazionale.  
 

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Tina Anselmi

A 17 anni diventa partgiana. Prima donna a ricoprire la carica di Ministro della Repubblica
 Zia Tina, come sei diventata una partigiana?
A spingermi a una decisione così fondamentale per la mia vita fu un episodio che determinò non soltanto me, che avevo appena 16 anni e mezzo, ma anche altre ragazze. Era il 26 settembre 1944, ed ero a scuola, frequentavo l’Istituto Magistrale a Bassano, quando i fascisti costrinsero tutti gli studenti a recarsi in Viale Venezia, ora Viale dei Martiri; i fascisti e i tedeschi avevano compiuto un grande rastrellamento sul Grappa, avevano catturato 43 giovani e li impiccavano agli alberi di Viale Venezia; tra quei giovani c’era il fratello della mia compagna di banco. Costrinsero la popolazione e noi studenti ad assistere all’impiccagione. Fu uno spettacolo orrendo: un impiccato fa paura, è una visione tragica. Alcuni bambini svennero, altri piangevano, tutti erano sconvolti. Quei poveracci impiccati erano innocenti, ostaggi uccisi per rappresaglia, perché i partigiani avevano fatto saltare un ponte. Quando tornammo in classe discutemmo fra di noi compagne, scoppiò una lite furibonda, ci siamo picchiate; c’era chi diceva che i soldati avevano fatto bene e chi invece difendeva le ragioni dei partigiani, chi sosteneva che era giusto perché quella era la legge e chi diceva che la legge non può andare contro i diritti. Dopo questa terribile esperienza, la domenica successiva ripresi la discussione nella riunione dell’Azione Cattolica ed il nostro assistente ci disse: “Questa è una concezione pagana dello Stato e va contro l’uomo, uno Stato che va contro l’uomo è uno Stato illegittimo!”
E’ stato questo che mi ha portata a diventare partigiana. 

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