Corriere della Sera

Il “Corriere” fu, nei giorni della Resistenza, un punto di riferimento.
In redazione gli operai si alternavano sui tetti per dare l’allarme contro eventuali attacchi fascisti. In tipografia si stampavano le pubblicazioni del Comitato di liberazione e fogli clandestini.
Per proteggersi contro gli arresti e le razzie della Repubblica sociale e della Gestapo al “Corriere” era stato organizzato un servizio di avvistamento:
ventiquattro ore su ventiquattro qualcuno vigilava agli ingressi, per avvertire icolleghi ricercati dai nazifascisti.
Si formò un CLN aziendale che organizzò scioperi e sabotaggi e che causò ritardi di composizione e di uscita del giornale e guasti alle macchine.
All’interno del giornale si ebbero anche azioni di guerriglia La partecipazione alla Resistenza dei giornalisti, degli operai e degli impiegati di via Solferino fu ampia. Molti lavoratori ebbero fortuna: sia pure tra minacce, disagi, paure, fughe riuscirono a scampare alla cattura, alla deportazione, addirittura alla morte. Altri pagarono duramente, come Mario Miniaci, Torquato Spadi, Luigi Tacchini, Otello Ghirardelli, Dionigi Parietti, Ferdinando De Capitani, che morirono in un lager.

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