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4° Bat 55ª Brig Garibaldi "Rosselli"

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LA RESISTENZA CIVILE 1943 - 1945

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MILANO CAPITALE DELLA RESISTENZA

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Politecnico di Milano

 Politecnico di Milano

Inizia il 29.11.1900 00:00 Salva sul calendario

Luogo: Politecnico Piazza Leonardo da Vinci Politecnico di Milano, Piazza Leonardo da Vinci, 20133 Milano, Italia

Categorie: targhe - monumenti - lapidi , Milano provincia

Trovati: 1849

Si sa che certe pietre e certi luoghi hanno voce, o almeno hanno una eco. Questo insegnamento ci viene da lontano: dai classici.
Certe pietre ci parlano, ci testimoniano gli eventi, le storie personali con il loro carico di sentimenti, di passioni e di affetti.
Le pietre e i luoghi, a ragione, sono e possono diventare dimensione e rappresentazione umana come questa aula dedicata al prof. Giulio Natta (Nobel per la Chimica 1963) e questa targa dedicata al partigiano professor Gianfranco Mattei, ambedue docenti di questo prestigioso ateneo.
Infatti stamane mattina vogliamo esprimere, in una breve cerimonia, di fronte a questa iscrizione un moto di riconoscenza umana al prof. Gianfranco Mattei.
Ma prima di parlarvi di Gianfranca Mattei permettetemi alcune brevissime note sul luogo in cui ci troviamo.
Il quartiere di Città Studi ha il suo cuore nella grande piazza quadrangolare Leonardo da Vinci dove si affaccia il Politecnico. Costruito all’indomani della fine della prima grande guerra e completato nel 1927 accoglieva, nell’ampio perimetro, in un labirinto di viali e vialetti, i padiglioni delle varie facoltà scientifiche.
 Spiccavano tra le diverse palazzine gli originali edifici a cupola e guglie, che, per il loro particolare carattere e con buona immaginazione, gli studenti battezzarono il Cremlino. E tale nome è rimasto, di anno accademico in anno accademico, sino ad oggi.
Alle spalle dei numerosi edifici di facoltà si distendevano allora solo prati, orti e campetti da calcio, delimitati sul fondo dai terrapieni ferroviari a segnare un vero e proprio confine.
Oggi in quei prati hanno sedi nuove facoltà, l’Istituto dei Tumori, l’Istituto Neurologico Besta, il nuovo Orto Botanico, le scuole Clericetti e Tiepolo, la storica Cascina Rosa finalmente ristrutturata e il campo di atletica Giuriati, divenuto tristemente noto per le esecuzioni dei partigiani ad opera dei nazifascisti.
Il Poli doveva costituire il gotha della ricerca e della formazione scientifica in tutti i campi. Era una università che accoglieva prevalentemente maschi.
Dopo il 1938 sono solo cinque le studentesse iscritte alle quali secondo gli ordinamenti fascisti si chiedeva una integerrima condotta morale fuori e dentro casa.
E’ noto che per il sistema pedagogico e dottrinario fascista le donne erano idonee a fare le mogli, le mamme, le massaie e studiare economia domestica. Le donne scienziato sarebbero state un schiaffo alla cultura machista del regime.
Il Poli con l’avvento del regime totalitario, come si può immaginare, fu assimilato alle direttive del fascismo. L’adesione dei docenti e degli studenti fu pressoché unanime, anche se al suo interno singole coscienze seppero tenere la schiena dritta. La quasi totalità dei docenti giurò fedeltà a Mussolini iscrivendosi al suo partito.
Al Politecnico solo il professor Henry Molinari non aderì al fascismo, cui si aggiunsero in seguito alcuni assistenti, che pagarono il prezzo della dignità e della libertà con l’allontanamento dall’università.
Va ricordato che, quando nell’ottobre del 1931 fu reso obbligatorio il giuramento di fedeltà al fascismo per i docenti universitari, su 1200 professori solo 12 rifiutarono di aderire.

Prof. Mario Giacomo LeviProf. Mario Giacomo Levi
Un’altra pagina nera vissuta dall’Ateneo fu legata all’introduzione delle leggi razziali del 1938 e con esse l’inizio delle epurazioni dei docenti ebrei: la vittima più insigne fu il prof. Mario Giacomo Levi direttore dell’Istituto Chimico Industriale e della Sezione Combustibili. Ma altri lo seguirono. In totale furono 11 i docenti ebrei allontanati dall’insegnamento, mentre 17 furono quelli per motivi politici durante il corso della dittatura. Sorte amara toccò al professor di Termotecnica Michelangelo Bohm scomparso ad Auschwitz nel 1944, assieme alla moglie Adele Luzzato.
Lo scoppio della guerra, la crisi del 25 luglio e il successivo 8 settembre del 1943 rimescolarono le carte della storia e scossero anche singole coscienze all’interno della Università.
A dirigere il rettorato in quella fase così critica venne chiamato dal Consiglio dei docenti, contro il parere del governo di Salò, il professor Gino Cassinis che con grande dignità e coraggio rifiutò, in questa circostanza, di giurare fedeltà alla neonata repubblica di Mussolini.


Rettore Gino CassinisIl Rettore Gino Cassinis
Il rettore Cassinis sotto l’occupazione tedesca difese l’autonomia dell’Ateneo e i suoi beni bibliografici, archivistici; preservò i laboratori scientifici e i suoi materiali più preziosi, sostenendo, con la dovuta discrezione, la cospirazione antifascista e antinazista. Tant’ è che nei sotterranei dell’Università sotto la protezione del rettore venne installato un centro radio clandestino con radiotrasmittente e centralino telefonico di collegamento tra le forze partigiane diretto dal professor Gian Battista Boeri, responsabile del servizio informazioni partigiano, e dall’ing. Francesco Moschettoni, un giovane laureato del Poli che dopo l’8 settembre aveva abbandonato la marina per entrare nella Resistenza.
Il rettore Cassinis, dopo aver diretto il rettorato dal 1943 al 1960, diverrà nel 1961 sindaco di Milano, e nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 1946-’47, conferirà 46 lauree ad honorem agli studenti partigiani caduti per la libertà.
Tra i docenti che si impegnarono con grande vigore prima contro la dittatura fascista e in seguito nella lotta resistenziale e nell’insurrezione di Milano va ricordato il professore di chimica organica Mario Alberto Rollier nome di battaglia (Adami) attivo in Giustizia e Libertà, già firmatario con Gianfranco Mattei del manifesto per la rigenerazione della vita universitaria italiana perduta a causa del fascismo
. Al Politecnico accanto a Mario Alberto Rollier, troviamo tra gli animatori più attivi, oltre a Gianfranco Mattei, due assistenti di architettura, i professori Giulio Minoletti e Giancarlo Palanti.
 Composita poi fu la schiera di studenti e laureati e docenti che all’indomani della nascita della Repubblica di Salò decisero di non aderirvi, chi andando nelle formazioni partigiane, chi scegliendo altre vie. Altri finirono deportati per motivi politici nei campi di sterminio come Antonio Finetti a Hersbruck e Mario Bobbio a Mauthausen da cui non fecero più ritorno.
 Molti altri perirono in combattimento nelle città e sulle montagne d’Italia.
 Né va dimenticato lo studente del Politecnico Franz Giorgio Roesler che morì in combattimento nei giorni dell’insurrezione (è il 28 di aprile 1945) a solo 20 anni di fronte agli stabilimenti dell’Innocenti.

Gianfranco MatteiE veniamo al professor Gianfranco Mattei.
Gianfranco Mattei, proveniva da una famiglia di tradizioni democratiche.
Dopo essersi laureato in chimica a Firenze, vince una borsa di studio al Politecnico, dove diviene assistente prediletto del professor Giulio Natta. Giovanissimo, nel 1940 è incaricato nel corso di Chimica analitica e contemporaneamente intraprende un’intensa e promettente attività scientifica, specializzandosi nella ricerca delle strutture molecolari.
E’ durante la ferma militare che presta come ufficiale, che matura la convinzione che la rinascita morale e politica dell’Italia possa nascere solo attraverso un processo di formazione e di educazione democratica del popolo italiano.
Nell’ottobre del 1943, all’indomani dell’Armistizio, si unisce alle prime bande partigiane che vanno formandosi nel Lecchese e in Valfurva in provincia di Sondrio.
In seguito è a Roma con Giorgio Labò, studente di Architettura sempre di questo Ateneo. Qui Mattei per le sue specifiche competenze nel campo degli esplosivi, assume la responsabilità della Santa Barbara romana dei Gap situata in via Giulia 25 bis.
A seguito di una delazione viene arrestato dalle SS il 1° febbraio 1944, assieme all’amico Labò, e condotto a via Tasso, sede della Gestapo diretta dal colonnello Herbert Kappler. Lì tra quelle famigerate stanze di tortura subirà un martirio. Consapevole di non poter resistere oltre il prof. Mattei, pur di non compromettere i suoi compagni di lotta, preferirà suicidarsi. Era il 4 febbraio 1944. L’amico Giorgio Labò verrà fucilato pochi giorni dopo a Forte Bravetta.

Copertina libro Mario Alberto RollerCosì Mario Alberto Rollier, fra i docenti che più si impegnarono nella lotta antifascista e resistenziale, ha ricordato nelle aule del Politecnico anni fa il collega e amico Mattei:
 <<Gianfranco Mattei rappresenta un tipo di uomo nuovo per noi, un tipo di uomo in cui le doti di raziocinio e di acume dello scienziato e quelle di serietà, di entusiasmo e di lealtà dell’uomo si sposano a una grandezza nuova, che non so come meglio indicare col nome di ‘coscienza sociale’. Lo scienziato non è in lui disgiunto dall’uomo e l’uomo non è disgiunto dagli uomini.
Da anni ero abituato a vederlo capitare nel mio studio, il più delle volte con gli occhi, con i suoi occhi pieni di fuoco, brillanti per l’indignazione: erano i tempi grigi della vergogna di un paese prono al tiranno megalomane e buffone, ed erano anche i tempi della insensibilità sociale, dell’insensibilità a tutto ciò che vi è di offensivo nelle relazioni sociali che postulano l’irrigidimento dei rapporti di sfruttatore e di sfruttato, di superiore e di inferiore– gerarchia cieca e formale in luogo di solidarietà e collaborazione. Ciò indignava Mattei e le sue denunce erano veementi. >>
Oggi, noi che siamo la eco e la coscienza di quella stagiona straordinaria, che ha visto il nostro Paese uscire, con la lotta di liberazione, dalla feroce tenaglia della croce uncinata e del fascio littorio e conquistare la democrazia, vogliamo dire di fronte a questa pietra dedicata al Gianfranco Mattei: grazie professore ti siamo riconoscenti.


p1170129 optAntonio Quatela Coordinatore Anpi Zona 3
Per saperne di più si veda: Il ruolo del Politecnico di Milano nel periodo della Liberazione, Atti del Convegno e Catalogo della Mostra, a cura di A. Silvestri, Vanni Scheiwiller, Milano, 1996; si veda anche e soprattutto: Antifascismo e Resistenza al Politecnico di Milano, in Il Politecnico di Milano nella storia italiana (1914-1963) a cura di A. Galbiati, Cariplo-Laterza, Milano-Bari, 1988; altro contributo di sintesi sulle vicende del Poli si possono trovare in Oltre il ponte, Storie e testimonianze della Resistenza in Zona 3 a cura di Roberto Cenati e Antonio Quatela.
(relazione tenuta il 24 aprile 2014 al Politecnico di Milano)


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