Karl Wolff

Karl WolffSi arruolò appena diciassettenne nell'esercito tedesco durante la Prima guerra mondiale, raggiungendo il grado di capitano.
Nel 1919 entrò a far parte dei Freikorps, i corpi franchi composti da reduci che combattevano le attività dei nuclei comunisti, e vi rimase fino al 1920.
Nel 1931 Wolff si iscrisse al Partito nazista e nelle SS, trovandosi ben presto a capo dello Stato maggiore generale di Himmler.
Nel 1939 venne anche nominato ufficiale di collegamento tra Himmler e Hitler.
Himmler riponeva grande fiducia in Wolff e gli era molto affezionato, tanto che usava rivolgersi a lui con il soprannome di caro lupacchiotto, un gioco di parole con il suo nome. Tuttavia, i rapporti con Himmler subirono una crisi quando Wolff divorziò nel 1943 dalla prima moglie e decise di risposarsi.
Per questo venne allontanato e inviato in Italia, dove rimase dal febbraio all'ottobre del 1944, in qualità di Governatore Militare e di Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d'Italia. 
Il 10 maggio 1944 ebbe un incontro segreto in Vaticano con papa Pio XII, organizzato dal colonnello Eugen Dollmann e dalla nobildonna Virginia Bourbon del Monte allo scopo di evitare spargimenti di sangue al momento del ritiro delle truppe tedesche incalzate dagli alleati ormai sbarcati fin da gennaio ad Anzio.
Già a partire dall'ottobre 1944 iniziò i contatti con i comandi partigiani per il possibile ritiro delle truppe tedesche dall'Italia; a tal proposito tra marzo e aprile 1945 si incontrò con Allen Dulles, capo del servizio segreto statunitense, e con i generali Terence Airey, inglese, e Lyman Lemnitzer, statunitense.
Nell'aprile 1945 Wolff, all'insaputa di Hitler, negoziò la resa con gli Alleati di tutte le forze tedesche operanti in Italia (Operazione Sunrise).
Il generale Wolff era un nazista convinto e fedelissimo del Führer ed il suo intervento fu dovuto essenzialmente a ragioni di carattere personale: consapevole della imminente fine del Terzo Reich, con la sua iniziativa tentava di evitare una condanna per crimini di guerra. Infatti il generale, imprigionato alla fine della guerra fino al 1949, non venne incriminato nel processo di Norimberga proprio grazie all'interessamento di Dulles.
Appena scarcerato dagli alleati fu portato di fronte a un tribunale tedesco e condannato a quattro anni di prigione, ma in realtà vi trascorse una sola settimana, grazie all'appoggio dei dirigenti dell'OSS americano.

Nel 1962 venne nuovamente processato per aver preso parte alla deportazione di 300.000 ebrei verso il campo di Treblinka, e condannato a quindici anni di prigione; fu rilasciato dopo sei anni per motivi di salute.
Dopo la scarcerazione Wolff continuò a vivere nella Germania Federale, dove morì nel 1984.

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