Guerra

Dal 1940 al 1943, la guerra del Fascismo e di Mussolini vide gli italiani combattere in Francia e in Grecia, ma anche sui fronti remoti dell'Africa e della Russia.
La guerra era lontana da casa, ma la morte giungeva comunque con i bombardamenti, dapprima sporadici e inefficaci, poi fitti, continui, distruttivi.
Arrivò il tempo di guerra, uguale per tutti, al Nord come al Sud, con il suo carico di paura, incertezza, angoscia.
Poi la guerra fascista finì. Ma non finirono la violenza e la morte.
Vennero a combattere in Italia da tutti gli angoli del mondo: americani, francesi, inglesi, tedeschi, neozelandesi, indiani, polacchi, senegalesi, marocchini, algerini, tunisini, nepalesi...
Per quasi due anni, dal luglio 1943 al maggio 1945, l'Italia subì una durissima legge del contrappasso: il Fascismo che aveva inseguito i suoi progetti imperiali in terre lontane, aveva portato la guerra sull'uscio delle nostre case, in un turbinio di stragi naziste (15.000 vittime civili), bombardamenti (65.000 vittime civili), rappresaglie, battaglie campali. Invasori, liberatori, occupanti, comunque si chiamassero, le truppe straniere guardavano all'Italia come a un Paese vinto.
Ma con l'8 settembre 1943 cominciò un'altra guerra. Fu una guerra civile che contrappose gli italiani fascisti che aderirono alla Repubblica Sociale agli italiani antifascisti che combatterono nella Resistenza.
Fu una guerra di liberazione contro l'occupazione nazista. Fu una guerra per la libertà e la democrazia contro l'ideologia della dittatura totalitaria. Una lotta in cui all'iniziativa armata dei partigiani si affiancarono gli scioperi operai delle grandi fabbriche del Nord e lo slancio generoso che alimentò il coinvolgimento della popolazione nella resistenza civile.
L'insurrezione del 25 aprile 1945, con i suoi lutti e le sue violenze, con i suoi entusiasmi e le sue passioni, segnò contemporaneamente la fine della guerra e la riconquista della libertà. Finalmente ci si sentì cittadini e non sudditi, finalmente il progetto di «fare gli italiani» poté ricominciare, nel segno della democrazia e del pluralismo politico.

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