Lo sterminio degli ebrei in Italia

Tra 1943 e il 1945, in Italia, vennero arrestate per motivi razziali oltre 7.800 persone. Di questi ebrei, 318 vennero uccisi in Italia, mentre circa 7.500 vennero deportati, per lo più ad Auschwitz. Solo 826 di loro sono sopravvissuti.
 
Il 14 novembre 1943, a Verona, il nuovo Partito Fascista Repubblicano (ricostituito il 15 settembre da Mussolini) approvò un preciso programma politico in cui, tra l’altro, si affermava che «gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica». Su queste basi, la Repubblica Sociale Italiana collaborò ampiamente con i tedeschi alla cattura ed alla deportazione degli ebrei italiani. Il 30 novembre 1943 il Ministero dell’Interno stabilì che tutti gli ebrei dovevano essere internati in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati. Questo significa che, anche se i fascisti italiani non organizzarono autonomamente la deportazione degli ebrei, collaborarono molto attivamente con i nazisti a questo scopo, al punto da gestire in autonomia campi di raccolta dove imprigionavano ebrei che sarebbero poi stati consegnati ai tedeschi per la deportazione e lo sterminio.
 
Il principale campo che svolse questa funzione fu quello di Fossoli, vicino a Carpi, in provincia di Modena, che il 15 febbraio 1944 passò sotto il diretto controllo delle S.S., che ne fecero il principale campo di transito per i convogli diretti ad Auschwitz. Primo Levi, arrestato nel dicembre 1943, è il più famoso tra i numerosi deportati che da Fossoli furono condotti ad Auschwitz.
 
Ma lo sterminio degli ebrei italiani era iniziato da tempo. Infatti il 16 ottobre 1943, si era svolta una grande retata in una zona di Roma che un tempo era stata il ghetto e che, di conseguenza, aveva una grande percentuale di abitanti ebrei. In seguito a questa azione furono deportati ad Auschwitz 1.023 ebrei. Solo 17 di questi ebrei romani riuscirono a sopravvivere.
 
La stessa Roma fu poi teatro dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, (23 marzo 1944). A seguito di un attentato compiuto dai partigiani in via Rasella, a Roma, nel corso del quale morirono 33 soldati tedeschi, furono uccise 335 persone, 75 delle quali erano ebrei detenuti nelle carceri romane.
 
Intanto, in Piemonte, il 18 settembre 1943 era stato istituito dai tedeschi il campo di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), che trovò la propria sede in una vecchia caserma degli alpini. I 349 ebrei rinchiusi in questo campo erano stranieri, non italiani: profughi da varie regioni d’Europa, avevano cercato rifugio in Italia. Il 21 novembre 1943, vennero tutti caricati su un convoglio diretto a Drancy, in Francia, e da qui successivamente inviati ad Auschwitz. Solo una decina di loro riuscì a salvarsi.

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