Altre province
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Lapidi, monumenti per ricordo dei morti della Liberazione dai nazi-fascisti.
Ferdinando Brenna
Date: July 11, 1944, 10:00 pm - November 30, -0001, 12:00 am
Location: Campo di Concentramento di Fossoli
Description:

Ferdinando Brenna. Fu uno dei primi antifascisti milanesi e antesignano della lotta contro il nazifascismo. Catturato dalle SS (Schutz-Staffeln) il 10 dicembre 1943, fu internato a San Vittore, quindi inviato nel lager di Fossoli (Modena), dove venne fucilato assieme ad altri sessantasei partigiani il 12 luglio 1944. Aveva trentatré anni.

Campo di Concentramento di Fossoli
Date: December 31, 1941, 11:00 pm - November 30, -0001, 12:00 am
Location: Campo di Concentramento di Fossoli
Description:

Campo di Concentramento di FossoliA circa sei chilometri da Carpi, in località Fossoli, è ancora visibile il Campo costruito nel 1942 dal Regio Esercito per imprigionare i militari nemici. Nel dicembre del 1943 il sito è trasformato dalla Repubblica Sociale Italiana in Campo di concentramento per ebrei. Dal marzo del 1944 diventa Campo poliziesco e di transito (Polizei und Durchgangslager), utilizzato dalle SS come anticamera dei Lager nazisti. I circa 5.000 internati politici e razziali che passarono da Fossoli ebbero come destinazioni i campi di Auschwitz-Birkenau, Mauthausen, Dachau, Buchenwald, Flossenburg e Ravensbrück. Dodici i convogli che si formarono con gli internati di Fossoli, sul primo diretto ad  Auschwitz, il 22 febbraio, viaggiava anche Primo Levi che rievoca la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine di "Se questo e un uomo" e nella poesia "Tramonto a Fossoli".
Fossoli è stato il campo nazionale della deportazione razziale e politica dall'Italia.
Tra il 1945  e il 1947 è campo per "indesiderabili", ovvero un centro di raccolta per profughi stranieri.
Dopo la fine della guerra il Campo è utilizzato a scopo civile.
Dal 1947 al 1952 è occupato dalla comunità dei Piccoli Apostoli di Don Zeno Saltini che a Fossoli danno vita a Nomadelfia.
Dal 1954 alla fine degli anni '60 vi giungono i profughi giuliani e dalmati provenienti dall'Istria e vi fondano il Villaggio San Marco. Di proprietà dello Stato, il Campo dopo il 1970 cade in uno stato di abbandono.
L'apertura a Carpi nel 1973 del Museo Monumento al Deportato spinse il Comune a richiedere l'acquisto dell'area che, nel 1984, venne concessa "a titolo gratuito" grazie ad una legge speciale.

I fucilati al Poligono di Cibeno di Carpi (MO)
Date: July 11, 1944, 10:00 pm - July 12, 1944, 4:58 pm
Location: Poligono di tiro di Cibeno di Carpi
Description:

Nel poligono di tiro di Cibeno, frazione a circa 3 km a nord di Carpi, furono trucidati il 12 luglio 1944 sessantasette internati politici del campo di concentramento di Fossoli, uomini con le esperienze più varie, di tutte le professioni, di tutte le regioni, dai 16 ai 64 anni.
Condotti sul posto in tre gruppi, furono fucilati sull’orlo di una fossa scavata il giorno prima da internati ebrei. A cose finite, la fossa comune fu colmata e mascherata, e il silenzio cadde sul fatto.
I destinati alla fucilazione erano 71, ma uno, Bernardo Carenini, fu tolto dalla lista dalle stesse SS, Teresio Olivelli si nascose durante la notte e Mario Fasoli ed Eugenio Jemina, del secondo gruppo riuscirono a sfuggire all’esecuzione, ribellandosi e dando inizio a una sollevazione dei condannati. Si noti quante anomalie caretterizzino questa strage, rispetto alle “consuete” rappresaglie naziste cui la si volle accomunare, soprattutto per la segretezza da cui fu circondata.
La stampa dell’Italia liberata diede grande rilievo all’esumazione delle vittime e alle esequie solenni il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano: fu forse il primo momento pubblico in cui popolazione e personalità politiche e militari si fusero unanimi nel compianto e nella condanna.
Eppure a tanta emozione non è seguita giustizia: i processi iniziati sono stati insabbiati, i fascicoli per anni nascosti nel cosiddetto “armadio della vergogna”, la strage stessa, anche se ricordata ogni anno sul luogo dell’eccidio dai familiari e da una manifestazione dell’Amministrazione comunale di Carpi, è sconosciuta al grande pubblico.
Questi i nomi dei fucilati: Achille Andrea,  Alagna Vincenzo,  Arosio Enrico, Baletti Emilio, Balzarini Bruno, Barbera Giovanni, Bellino Vincenzo, Bertaccini Edo, Bertoni Giovanni, Biagini Primo, Bianchi Carlo, Bona Marcello, Brenna Ferdinando,  Broglio Luigi Alberto, Caglio Francesco, Ten. Carioni Emanuele, Carlini Davide, Cavallari Brenno, Celada Ernesto, Ciceri Lino, Cocquio Alfonso Marco, Colombo Antonio, Colombo Bruno, Culin Roberto, Dal Pozzo Manfredo, Dall'Asta Ettore, De Grandi Carlo, Di Pietro Armando, Dolla Enzo, Col. Ferrighi Luigi, Frigerio Luigi, Fugazza Alberto Antonio Fortunato, Gambacorti Passerini Antonio, Ghelfi Walter, Giovanelli Emanuele, Guarenti Davide, Ingeme Antonio, Kulczycki Sas Jerzj, Lacerra Felice, Lari Pietro, Levrino Michele, Liberti Bruno, Luraghi Luigi, Mancini Renato, Manzi Antonio, Col. Marini Gino, Marsilio Nilo, Martinelli Arturo, Mazzoli Armando, Messa Ernesto, Minonzio Franco, Molari Rino, Montini Gino, Mormino Pietro, Palmero Giuseppe, Col. Panceri Ubaldo, Pasut Arturo, Pompilio Cesare,  Pozzoli Mario, Prina Carlo, Renacci Ettore, Gen. Robolotti Giuseppe, Tassinati Corrado, Col. Tirale Napoleone, Trebsé Milan, Vercesi Galileo, Vercesi Luigi.

Stele posta dal Comune di Sedriano
Date: April 24, 1995, 10:00 pm - November 30, -0001, 12:00 am
Location: Strada statale Cassinino di Pavia
Description:

La stele sul luogo della fucilazione di un gruppo di patrioti é dedicata a: Paolo Garanzini, nato a Milano il 21-11-1905 Leopoldo Fagnani, nato a Sedriano il 19-02-1922 fucilati l'1-09-1944. Paolo Garanzini Paolo Garanzini abitava nella nostra zona, nelle villette di edilizia popolare del quartiere Baravalle. Quartiere sostituito oggi dal parco intitolato lo scorso 14 Settembre, con cerimonia ufficiale alla presenza del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, a “Parco della Resistenza”. Paolo nella nostra zona svolse la sua vita, l’attività lavorativa, politica e antifascista, in fabbrica e non solo, prendendo parte attiva agli scioperi del 1920-21 e per questi motivi fu licenziato. I vent’anni dell’oppressione fascista non lo piegarono. Lavorava alla TIBB (Tecnomasio Italiano Brown Boveri) dove fu tra gli organizzatori degli scioperi promossi dal Comitato di agitazione clandestino nel marzo 1944, scioperi che videro la partecipazione di oltre 200.000 lavoratori delle industrie di Torino, Milano e Genova: il più grande sciopero nell’Europa occupata dai nazisti. Il 25 Luglio del ’43 lo trovò quindi pronto all’opera di liberazione. Dopo l’8 Settembre la sua opera infaticabile nella propaganda e nell’azione antifascista nella Resistenza divenne per lui un pericolo aperto e continuo che non cercò di evitare, poiché la polizia nazi-fascista non tardò ad individuare in lui un temibile nemico, deciso ed irriducibile. Svolse la sua attività nell’organizzazione politica e militare della Brigata Garibaldi SAP di Porta Romana. Fu arrestato il 24 agosto 1944 e sottoposto a violente torture dai fascisti della Muti, venne ucciso il primo Settembre in località Cassinino, frazione di Pavia. Proprio il luogo dell’uccisione, studiato volutamente lontano da Milano, lo ha privato di un riconoscimento formale con apposizione di una lapide nella nostra zona. Sentiamo di avere un debito di riconoscenza particolare verso di lui che con le sue azioni ha contribuito a consegnarci un’Italia finalmente libera dalla barbarie fascista e dall’oppressione nazista. Leopoldo Fagnani Nato a Sedriano (Milano) il 19 febbraio 1922, fucilato nei pressi della Certosa di Pavia il 31 agosto 1944, perito elettrotecnico. Chiamato alle armi fu arruolato in Marina come sottotenente del Genio Navale. Al momento dell'armistizio si trovava a Pola; riuscì a tornare al suo paese, ma per darsi subito alla macchia. Il giovane, politicamente monarchico, si unì subito alle prime bande partigiane, di orientamento comunista, formatesi lungo le boscaglie del Ticino. Nel giugno del 1944, grazie anche all'amicizia che lo legava al compaesano Carlo Chiappa, Commissario politico della 168a Brigata Garibaldi, divenne punto di riferimento per lo smistamento della stampa clandestina nella zona. La mattina del 9 agosto, in seguito ad una soffiata, Fagnani fu arrestato dalla polizia fascista nella sua abitazione di Sedriano. Tradotto prima al carcere di Legnano, fu successivamente portato in quello di San Vittore, a Milano. La sera del 31 agosto, dopo essere stato barbaramente torturato, il giovane patriota fu condotto con altri cinque uomini nei pressi di Pavia, e fucilato. Soltanto dopo la Liberazione la salma di Leopoldo Fagnani poté essere sepolta nel cimitero del suo paese natale, la cui strada principale porta oggi il suo nome.

Dario Barni "Armando"
Date: September 18, 1944, 11:06 am - September 18, 1944, 9:06 pm
Location: Santa Maria della Versa (PV) - frazione Begoglio
Description:
Autista, nel 1943 prese le armi nella lotta partigiana, come commissario della brigata "Matteotti". Sfuggito all’eccidio di Piazzale Loreto, a Milano - era passato a lottare nell’Oltrepo. Cadde in combattimento contro i nazifascisti sulle colline dell'Oltrepò pavese.
BEGOGLIO è una frazione di Santa Maria delle Versa (PV) dove è posto un cippo, qui sotto rappresentato. La lapide é posta in via Giuseppe Pecchio 11 - Milano.
Dario Barni

Testo del cippo:

A EGREGIE COSE I NOBILI ANIMI
ACCENDONO LE URNE DEI FORTI
- FOSCOLO "I SEPOLCRI" -

QUI OVE CADDE DARIO BARNI
UOMO DI FEDE E DI ARDIMENTO
CHE IL CULTO DI UNA PATRIA
LIBERA ED AFFRATELLATA
ALIMENTO' COL CUORE
E CON L'AZIONE
FINO ALLA SUPREMA OFFERTA
DELLA PROPRIA ESISTENZA
LANCIATA CONTRO L'OPPRESSIONE
SI INCHINANO LE BANDIERE
DELLA RESISTENZA
MENTRE CON FIERA COMMOZIONE
LO RICORDANO LA MAMMA LA SPOSA
I COMPAGNI DI LOTTA
PER UN COMUNE IDEALE

10.8.1906 -- 18.9.1944

 

Le sue vicende sono legate alle storie dei partigiani Eraldo Soncini, e Salvatore Principato.

Eraldo Soncini, operaio della Pirelli Bicocca, socialista, fu fucilato a Milano in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944: aveva 43 anni. Nato a Milano il 4 aprile 1901, fu da subito oppositore della dittatura, perseguitato, malmenato e arrestato già nel 1924 dagli squadristi di Mario Giampaoli. Abitava con la moglie Irma e il figlio Franco in via Poerio 14. In Pirelli lavorava nell’officina 42, presiedeva la Commissione di fabbrica e rappresentava il Partito Socialista. Già nel 1943 era al lavoro con lui il figlio sedicenne, che lo affiancava anche nell’attività politica antifascista, insieme con i due fratelli Guido e Ferdinando, detto Nando. Dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte della 107ª Brigata SAP e dell’Esecutivo del P.S.I.U.P. della zona di porta Venezia. Qui era in costante contatto col maestro Salvatore Principato e con Dario Barni. Le riunioni avvenivano ora in via Melzo, ora in via Lecco, ora a casa di Barni in via Pecchio 11. Fu arrestato il 9 luglio 1944, come risulta anche da un documento della questura (Archivio di Stato di Milano, Gabinetto Prefettura - ii versamento, busta 368). Alle 8.15 circa le S.S. italiane si erano recate in via Pecchio per arrestare Barni, che avvisato dalla portinaia e grazie a uno stratagemma era riuscito a fuggire. Le S.S. avevano piantonato la casa, mentre circa alle 8.30 vi arrivò in bicicletta Eraldo Soncini per il consueto incontro con Barni. Principato era stato arrestato il giorno precedente. La portinaia gli fece cenno di fuggire, Soncini scappò, ma furono notati. Fu inseguito da un auto, fermato, arrestato in via Gran Sasso e condotto nel carcere di Monza. Fu arrestata anche la portinaia Giuditta Muzzolon (1897-1976), destinata alla fucilazione in piazzale Loreto, ma poi condotta in Germania a Ravensbrück. Si salvò. Dario Barni, invece, sarebbe caduto il 18 settembre a Begoglio presso Santa Maria della Versa, in uno scontro armato coi fascisti. Eraldo Soncini fu poi trasferito nel carcere di San Vittore il 7 agosto e posto nella medesima cella con Salvatore Principato (6º raggio, camerone 8), del quale avrebbe condiviso la sorte. Condotto con gli altri quattordici partigiani in Piazzale Loreto la mattina del 10 agosto 1944, provò a tentare la fuga, fu ferito ad un polpaccio in via Andrea Doria, e, zoppicante, fu inseguito su ordine del vice Federale Renato Vitali da alcuni militi della Brigata nera «Aldo Resega», tra i quali Luigi Campi e Giacinto Luisi. Raggiunto nel sottoscala del palazzo di via Palestrina 9 fu ucciso con una raffica di Sten dal Luisi.
Sul muro interno nel luogo della morte è una lapide in sua memoria, sulla quale si legge:
«Qui cadde | assassinato da vile mano fascista | il compagno Eraldo Soncini | per la grandezza della libertà d’Italia. | Spenta la voce | più grande | il suo ideale | 10 agosto 1944».
Il corpo fu poi riportato con un autocarro nel mucchio degli altri cadaveri in Piazzale Loreto. I fratelli Guido e Nando e il figlio Franco (1926-1984) ne continuarono la lotta partigiana, sia in città, sia sulle montagne del bergamasco. Luigi Campi (nato a Milano il 29 novembre 1921) e Giacinto Luisi (nato a Resina-NA il 2 aprile 1902) furono riconosciuti colpevoli dell’assassinio di Soncini e condannati «alla pena di morte, con fucilazione nella schiena e alla confisca totale dei patrimoni, in favore dello Stato» con sentenza del 23 maggio 1947. La pena fu mutata l’anno successivo in ergastolo per Luisi e vent’anni per Campi; con progressive riduzioni in Corte di Cassazione tra 1953 e 1954 fino alla definitiva estinzione per amnistia negli anni successivi (Archivio di Stato di Milano, Corte d’Assise. Sezione straordinaria. Sentenze, vol. 10).
Autore della presentazione: Massimo Castoldi

Una lapide é posta in suo ricordo a Milano in via Giuseppe Pecchio 11 - Milano