Mappa Liberazione - mappa 1945

generale liberazione

1

24 aprile 19453gap w ore 11.40, Niguarda. Alcuni sappisti del 2° distaccamento Dino Giani della 110ª brigata Garibaldi Beppe Ottolenghi si dirigono verso viale Monza per la protezione di un comizio alla fabbrica Magnaghi. In piazza Belloveso si ritrovano sotto il fuoco di una pattuglia di repubblichini appostati dietro ai rifugi antiaerei e sono costretti a ritirarsi.
ore 12.30. Partigiani appartenenti alla Volante De Rosa della divisione Val Toce mettono in fuga i repubblichini già scontratisi con i sappisti del 2° distaccamento Dino Giani. 
ore 13.00 circa. Sul posto sopraggiunge una macchina con a bordo tre tedeschi che "chiedono il motivo del trambusto e per tutta risposta gli uomini della Volante sparano e li uccidono. Anche loro come i garibaldini si ritirano. Si discute sul da farsi".
ore 13.30. In via Graziano Imperatore viene fermato e requisito un autocarro della aeronautica militare. I militari vengono disarmati e lasciati liberi.
ore 14.45. I garibaldini chiedono al presidente della Cooperativa muratori di Niguarda l'autorizzazione a nascondere gli automezzi requisiti nel magazzino della cooperativa. Autorizzazione concessa.
ore 15.00 circa: Automezzi germanici in fuga giungono alle porte di Niguarda sparando all'impazzata e sfondano il posto di blocco garibaldino. Muore Gina Galeotti Bianchi (Lia), comunista, appartenente ai Gruppi di difesa della donna. E' il primo caduto partigiano dell'insurrezione. Era incinta di pochi mesi.
ore 16.15. Informati degli avvenimenti, il comandante provinciale delle brigate Garibaldi, Italo Busetto e Giovanni Brambilla, responsabile del lavoro militare all'interno del Comitato federale del Pci milanese, giungono a Niguarda per valutare la situazione e impartire direttive.
pogliani1 wore 17.00 circa. Riunitisi con il comandante, il commissario politico del 2° distaccamento e il responsabile della stampa e propaganda, Busetto e Brambilla li informano che l'indomani, su ordine del Comando generale delle brigate Garibaldi, scatterà la mobilitazione insurrezionale generale e chiedono loro di resistere fino all'alba.
ore 17.10. Bloccata una macchina con alcuni ufficiali tedeschi, ne viene ucciso uno che aveva opposto resistenza, gli altri vengono fatti prigionieri.
Alla Ca' di sass, fermato un camion che trasporta mattoni, sorge la prima barricata dell'insurrezione. E' vigilata da una squadra di garibaldini e dai primi volontari insurrezionali.
ore 17.30. Un autocarro di proprietà Città del Vaticano viene bloccato e condotto in via Ornato all'altezza di via Filicaia, si scaricano i sacchi di cemento trasportati e si innalza la seconda barricata.
ore 18.00. Sparatoria alla Ca' di sass con un'autocolonna germanica che tenta di forzare la barricata. Inferiori di numero e armamento, i garibaldini, per dare al nemico l'impressione di essere accerchiato, inviano una squadra all'interno del I padiglione dell'ospedale di Niguarda con il compito di effettuare dei tiri di disturbo. I tedeschi cercano riparo nei vicini rifugi antiaerei.
ore 18.30. Si organizzano e si dislocano squadre garibaldine per controllare i tedeschi e le vie di accesso a Niguarda. Un patriota muore maneggiando una bomba a mano.
ore 20.00. Il numero dei volontari in appoggio ai sappisti sale a 84 uomini. La Volante De Rosa controlla via Pallanzone. Dalle mura dell'oratorio elementi della Val Toce tengono sotto tiro i repubblichini e i miliziani fascisti francesi del collaborazionista Darnand acquartierati nelle casermette di viale Suzzani.
nella serata partigiani della 3ª brigata Garibaldi Gap si impadroniscono della caserma repubblichina di Niguarda, catturando il presidio e un sostanzioso bottino di armi e munizioni. 
Alla Ca' di sass, a intervalli, continuano fino al mattino brevi sparatorie con i tedeschi.

25 aprile 1945ore 10.00. Elementi della 113ª Garibaldi SAP, in collaborazione con alcuni gappisti, disarmano i militi di un posto di blocco recuperando tre mitra, tre fucili e una pistola Beretta.
ore 13.00. Inizia ufficialmente lo sciopero insurrezionale. In realtà in numerose fabbriche gli operai hanno già cominciato ad astenersi dal lavoro e aBrugnolotti2 w organizzare la difesa degli stabilimenti.
ore 13.00 il 2° distaccamento Dino Giani della 110ª brigata Garibaldi blocca Bresso e cattura e fucila il vicecomandante della brigata nera Aldo Resega, il comandante della compagnia Oberdan che ancora il 23 aprile in via Cadamosto aveva fatto fucilare il gappista Giancarlo Brugnolotti, e un altro brigatista nero già segnalato come criminale di guerra. Per tutto il pomeriggio vengono fermati, a volte con brevi scaramucce, automezzi nemici.

26 aprile 1945ore 05.00. Un'autocolonna tedesca giunta alle porte di Bresso si arrende al 2° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi dopo una breve sparatoria.

2

CLNAImanifesto1 w24 aprile 1945 ore 11.50. Il direttore della Banca commerciale, dott. Franzi, riceve telefonicamente dal suo collega della sede di Genova la notizia dell'insurrezione nel capoluogo ligure e la comunica immediatamente a Leo Valiani (rappresentante del partito d'azione nel Comitato di liberazione nazionale Alta Italia e membro del comando generale delle formazioni Giustizia e libertà). Valiani rintraccia il socialista Sandro Pertini e il comunista Emilio Sereni e insieme, a nome del Comitato insurrezionale da loro diretto, diramano l'ordine dello sciopero insurrezionale a partire dalle ore 13.00 di mercoledì 25 aprile.

3

25 aprile 1945 ore 08.00, via Copernico 9. Presso il collegio dei Salesiani si riunisce il Comitato di liberazione nazionale dell'Alta Italia. Rodolfo Morandi viene nominato presidente del CLNAI. Approvata all'unanimità la proclamazione dell'insurrezione. Il proclama viene mandato in via Vittor Pisani al caffè Bellotti da dove Riccardo Lombardi lo dirama attraverso le staffette del Comitato. Lombardi ha nel frattempo concordato con il colonnello Alfredo Malgeri la mobilitazione dei militi della Guardia di finanza che, nella notte, dovrà muovere dalla caserma di via Melchiorre Gioia e procedere all'occupazione della Prefettura e degli edifici pubblici. 
Viene inoltre redatto il decreto dell'assunzione di tutti i poteri da parte del CLNAI e dei CLN regionali, provinciali e cittadini. Con un altro decreto vengono nominate le commissioni di Giustizia per la funzione inquirente, i Tribunali di guerra e le Corti d'assise popolari per quella giudicante. Il decreto recita: "I membri del governo fascista ed i gerarchi del fascismo colpevoli di aver soppresso le garanzie costituzionali e di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese e di averlo condotto all'attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e nei casi meno gravi con l'ergastolo".
Tutti gli altri reati saranno puniti con il codice penale del 1889, rispettivamente secondo le leggi militari di guerra vigenti l'8 settembre 1943. Un terzo decreto riconosce i Consigli di fabbrica con controllo sulla produzione.

4

25 aprile 1945ore 08.00 circa, corso di Porta Magenta 79. Il Comando generale del Corpo volontari della libertà si riunisce presso il convento delle Suore della Riparazione.

5

25 aprile 1945

ore 12.05, viale Sarca 222. Al pervenire dell'ordine insurrezionale alla Pirelli alcuni partigiani si recano a intimare la resa al comando germanico all'interno della fabbrica. Il comandante del presidio, maresciallo Blum, reagisce e viene ucciso, due tedeschi sono feriti e gli altri fatti prigionieri. E' l'inizio dell'insurrezione armata nelle fabbriche.

6

25 aprile 1945 ore 12.15 circa. Allo stabilimento Pirelli di via Fabio Filzi, diviso in due fabbricati denominati Brusada e Sede, giunge l'ordine di iniziare lo sciopero insurrezionale alla ripresa pomeridiana del lavoro. I responsabili del 6° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi SAP dispongono di 36 garibaldini più una trentina di volontari con quindici moschetti, venti pistole, una mitraglia da 12,7 mm (ma inutilizzabile perché senza treppiede) e una ventina di bombe a mano, il tutto con un'autonomia di fuoco di circa mezz'ora. Nell'ora successiva il disarmo di alcuni nazifascisti bloccati nelle vie adiacenti frutta qualche mitra e qualche altra pistola. 

ore 16.00. Un carro armato tedesco sfonda il cancello della Brusada e poi della Sede, i due stabilimenti Pirelli di via Fabio Filzi dove i partigiani stanno resistendo da circa due ore. I difensori, ormai senza proiettili, nascondono le armi e si arrendono. Alcuni operai, portati all'hôtel Gallia e minacciati di fucilazione dai brigatisti neri, vengono lasciati in libertà alle 18.00 in seguito all'arrivo di due ufficiali tedeschi i quali si dichiarano "convinti che il personale della Pirelli era stato vittima di un colpo di mano di partigiani esterni". La città è ormai in subbuglio e la fucilazione dei rastrellati può costar cara.

Notte tra il 25 e il 26 aprile. Il 6° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi SAP riprende possesso della Pirelli di via Fabio Filzi, evacuata dai nazifascisti. Nel corso della giornata viene fermato il federale fascista di Novara e stanato un cecchino che spara da un isolato di via General Fara.

7

25 aprile 1945 ore 13.00, via Rubattino. L'ordine insurrezionale giunge al distaccamento della 118ª brigata Garibaldi all'interno dell'Innocenti. Imprudentemente il comando ha precedentemente lasciato uscire dalla fabbrica la maggior parte dei sappisti e gli operai, riconvocandoli per le 18. Tutto, comunque, si svolge senza incidenti: bloccati centralino e uscite, viene occupata l'armeria e fatti prigionieri 15 nazifascisti. Due mitragliere da 20 mm. vengono piazzate a difesa della fabbrica.
26 aprile 1945 ore 07.30 circa, via Rubattino. Su richiesta del capitano Moretti delle formazioni Matteotti, diverse squadre dell'Innocenti vengono inviate a rinforzare alcuni punti nella zona segnalati dallo stesso capitano. La difesa della fabbrica è pericolosamente indebolita.
ore 11.00 circa, via Rubattino. Una settantina di tedeschi in completo assetto di guerra rioccupano l'Innocenti e piazzano un cannoncino e alcune mitraglie di fronte all'ingresso principale. I sappisti sono costretti a ritirarsi nello stabilimento G. 2 e nel palazzo uffici.
ore 12.00, via Rubattino. Fatte rapidamente convergere sul posto, squadre della 116a, 110a, 118a, 130a e 192a brigata Garibaldi SAP ingaggiano un violento combattimento con i tedeschi che hanno rioccupato l'Innocenti un'ora prima e con quelli all'interno del collegio dei Martinitt. Al fianco dei garibaldini intervengono anche partigiani di altre formazioni.
ore 13.00, via Rubattino. Dopo quasi due ore di scontri i tedeschi asserragliatisi all'interno dell'Innocenti si arrendono.
ore 18.00, via Pitteri. Viene attaccato il collegio dei Martinitt dove più di un centinaio di tedeschi bene armati oppone una accanita resistenza.

8

25 aprile 1945 ore 14.00, Prato Centenaro. Il 5° distaccamento Mandelli della 110a brigata Garibaldi SAP blocca viale Sarca e viale Fulvio Testi all'altezza di via Pianell e viale Suzzani all'altezza di via De Angelis. Scambio di colpi con i fascisti attestati nelle casermette di viale Suzzani e con alcuni automezzi che cercano di guadagnare la periferia. Cade il garibaldino Guglielmo Baccalini ed è ferito il commissario di distaccamento Germano Grassi. Occupato in modo incruento il deposito locomotive di Greco milanese. Turro: la 130a brigata Garibaldi SAP occupa la fabbrica Magnaghi e rastrella il quartiere.

9

25 aprile 1945 ore 14.00 circa, via Tortona. Per intimorire gli scioperanti della Cge, i fascisti prelevano da San Vittore i due patrioti Umberto Retta e Enrico Torchio e li e fucilano davanti ai cancelli della fabbrica. Informato dell'accaduto, Sandro Pertini vi si reca e tiene un comizio alle maestranze.

10

25 aprile 1945 ora imprecisata, piazza Sicilia. Quattro fascisti a bordo di una macchina irrompono nella piazza esplodendo raffiche di mitra. Cadono colpiti a morte i matteottini Bartolo Bertelli e Carlo Dones, altri 4 rimangono feriti insieme ad alcuni civili.

11

25 aprile 1945 ora imprecisata del pomeriggio, zona Porta Romana-Vigentina. Sparatorie nel quartiere attorno alla Motomeccanica di via Oglio e alla Om di via Leoni, dove giellisti, matteottini e garibaldini sostengono un aspro combattimento contro nazifascisti che sparano sulla fabbrica con mitragliatrici pesanti. Cinque operai feriti.

12

25 aprile 1945 ore 15.00, Crescenzago. Un'autocolonna di SS e marò della X Mas con un'autoblinda si presenta al posto di blocco garibaldino in fondo a via Padova. Dopo un breve parlamentare si apre il fuoco da entrambe le parti. I garibaldini sono a corto di munizioni e non hanno armi pesanti: i nazifascisti superano il blocco e si allontanano. Nello scontro cade il sappista Valentino Cerchierini, "Tino", detto anche "el gatt".

13

25 aprile 1945 ore 17.00, piazza Fontana 2. Attraverso la mediazione del cardinale Schuster, Mussolini, sperando di poter ancora patteggiare la resa, incontra all'arcivescovado alcuni rappresentanti del CLNAI e il generale Cadorna, comandante il Corpo volontari della libertà. Il duce è accompagnato dal maresciallo Graziani, dal ministro Zerbino, dal sottosegretario Barracu e dal prefetto Bassi. Per il CLNAI sono presenti Achille Lombardi (partito d'azione), Achille Marazza (democrazia cristiana), Guido Arpesani (partito liberale). Informato che la resa dei fascisti deve essere incondizionata e che i tedeschi stanno trattando con gli americani, Mussolini dichiara di voler ritornare in prefettura per riprendersi - dice - la libertà d'azione con i tedeschi. Si impegna a ritornare all'arcivescovado entro un'ora per concludere le trattative di resa.

14

25 aprile 1945 ore 18.00 circa, zona Calvairate. Il 2° distaccamento della 124a brigata Garibaldi SAP respinge un'attacco tedesco al deposito ATM di viale Molise. Si spara per circa un'ora fra viale Molise, via del Turchino e via Monte Velino. I tedeschi abbandonano la zona.

15

25 aprile 1945 ore 19.30 circa, Corso Monforte 31. Mussolini lascia il palazzo della prefettura e si dirige verso Como con il pretesto di un'estrema difesa in Valtellina, in realtà con l'intenzione di riparare in Svizzera. Lo seguono Graziani, Pavolini, il comandante della Muti Franco Colombo, numerosi gerarchi e una scorta di SS che deve sorvegliarne i movimenti e impedirgli di espatriare o di consegnarsi agli alleati.

16

25 aprile 1945 ora imprecisata della sera. Attorno alla sede fascista di piazza San Sepolcro scontri tra repubblichini e squadre della 54ª e 55ª brigate Matteotti. In via del Bollo cadono i sappisti matteottini Natale Mapelli e Giuseppe Taviano.

17

25 aprile 1945 ore 21.00. Lungo viale Zara, all'altezza della Pirelli, sono fermi un autobus di linea e diversi camion con circa duecento baschi neri della milizia fascista francese di Darnand, la cui fama è peggiore di quella dei repubblichini. Intenzionati probabilmente ad accodarsi alle colonne fasciste dirette in Valtellina, hanno sbagliato strada e non sanno che direzione prendere.
ore 22.00. Una delegazione garibaldina porta l'intimazione di resa ai francesi che la respingono e cominciano a sparare con mitragliatrici pesanti scaricate dai camion. I proiettili prendono d'infilata tutti gli spazi che dividono i capannoni della Pirelli disposti trasversalmente al viale Zara. Alcuni feriti, non gravi, tra gli operai. I collegamenti fra i vari punti del quadrilatero vengono effettuati attraverso i magazzini interrati che corrono sotto gli stabilimenti.
ore 24.00. Garibaldini, matteottini e repubblicani della 21a brigata Mazzini continuano il combattimento con i miliziani francesi. Viene approntata una specie di locomotiva blindata applicando dei lamieroni sulle fiancate di una vecchia vaporiera che serve per il traino dei vagoni all'interno dello stabilimento e la macchina viene avviata su un binario che sbuca su viale Sarca. Tolto lo sbarramento al cancello di uscita, la locomotiva parte sbuffando e sprigionando bagliori di fuoco; l'accompagnano nutrite scariche di fucileria esplose da alcuni sappisti accodatisi alla vaporiera e dai vicini posti di guardia. Poco dopo i francesi alzano bandiera bianca e si danno prigionieri. Ingente il bottino: 20 mitragliere da 20 mm, un intero camion di munizioni, armi automatiche individuali e due cannoncini anticarro.

18

25 aprile 1945 tarda serata. Luigi Maradini, comandante della 113° brigata Garibaldi SAP, ordina il blocco della nazionale per Alessandria all'altezza di Ronchetto sul Naviglio: una sessantina di garibaldini con 5 mitra, dieci moschetti, una decina di bombe a mano e "numerosissime rivoltelle non completamente cariche". Sopraggiunge, puntando sulla città, una forte autocolonna tedesca che viene investita da lancio di bombe a mano e raffiche di mitra. Ne nasce un violento scontro che si protrae finché, esaurite le munizioni, i partigiani devono ritirarsi. Anche la colonna germanica fa marcia indietro dirigendo verso Corsico e poi in direzione Baggio. I tedeschi lasciano sul terreno diversi morti tra cui due ufficiali. Nel combattimento sono caduti i garibaldini Domenico Bernori, Idelio Fantoni e Giovanni Paghini mentre Scipione Grossi, Paolo Mignosi e Antonio Besana sono feriti.

19

25 aprile 1945 piazza della Scala. Nella notte squadre di vigili urbani appartenenti alla 113a Brigata Garibaldi inseguono e bloccano in piazza della Scala un'autoblinda e quattro autocarri carichi di fascisti della X Mas. Nella sparatoria viene colpito un vigile. I fascisti verranno più tardi condotti in prefettura e consegnati al prefetto Riccardo Lombardi.

20

26 aprile 1945 alba. Il IV battaglione della Guardia di finanza, al comando del colonnello Alfredo Malgeri, muove dalla caserma di via Melchiorre Gioia e, dopo una breve sparatoria con un gruppo di repubblichini in corso di Porta Nuova, prende possesso del palazzo della Prefettura ormai evacuato. Come concordato con il CVL, un lungo suono di sirena annuncia il raggiungimento dell'obiettivo. Ore 08.00 circa, corso Monforte 31. L'azionista Riccardo Lombardi, con una scorta di partigiani, si presenta al colonnello Malgeri in Prefettura e, a nome del CLN, prende possesso del suo ufficio. E' il primo prefetto di Milano libera. Il socialista Antonio Greppi, padre del matteotino Mario ucciso dai fascisti, è il nuovo sindaco della città.
29 aprile 1945 ore 19.00, corso Monforte 31. Il colonnello Charles Poletti, commissario per la Lombardia del Governo militare alleato e il suo vice, colonnello Hancock, vengono ricevuti nel palazzo della Prefettura dai rappresentanti del CLNAI e del Corpo volontari della libertà.
" Siamo andati a spasso per Milano - dichiara il colonnello Poletti -. Abbiamo trovato ordine, disciplina. Siamo stati anche in piazzale Loreto. Esprimiamo la nostra soddisfazione al CLNAI e ai partigiani per il magnifico lavoro fatto. Siamo contenti di essere arrivati. Apprezziamo quello che il CLNAI ha fatto e farà " I negozi sono tutti riaperti, i mezzi pubblici circolano normalmente, si panifica, vengono erogati gas e energia elettrica. Non si sono verificati casi di saccheggio. L'ordine pubblico è stato garantito dai partigiani.

21

26 aprile 1945 Piazza Cavour, Palazzo della stampa. Escono i primi giornali liberi: Avanti, l'Unità e Italia libera (organo del Partito d'azione). Il Corriere della sera non esce: al suo posto compare il Nuovo corriere con la notizia dell'insurrezione.

22

26 aprile 1945 ora imprecisata della mattina, piazza Napoli. Intensa sparatoria con i fascisti del presidio zonale della GNR che resistono all'attacco del 5° distaccamento della 113a brigata Garibaldi SAP. Si arrendono quando la casermetta viene scoperchiata da alcune bombe anticarro lanciate dal tetto di una casa adiacente. Tre partigiani feriti. I fascisti, già noti per sevizie a patrioti catturati, vengono passati per le armi.

23

26 aprile 1945 ora imprecisata della mattina. San Vittore. In collaborazione con le guardie carcerarie, matteottini guidati da Libero Cavalli penetrano nel settore italiano del carcere passando dalla porta Carrese. I tedeschi minacciano di fucilare i prigionieri nelle loro mani. La situazione si sblocca attraverso la mediazione di monsignor Bicchierai che garantisce loro l'incolumità.

24

26 aprile 1945 ora imprecisata, Trenno. In località Boschetti squadre della 44ª e della 45ª Matteotti si scontrano con un'autocolonna tedesca proveniente da Novara. Tre partigiani restano uccisi.

25

26 aprile 1945 ore 09.00 circa, Porta Vigentina. Squadre della 40ª brigata Matteotti, guidate dal colonnello Umberto Ricca, occupano la stazione radiofonica di via Antonini. Il comandante delle brigate Matteotti, Corrado Bonfantini, annuncia la liberazione di Milano.

26

26 aprile 1945 ora imprecisata, via Gaetano Negri. Dopo trattative con rappresentanti del Cln del settore Centro, il comandante del presidio tedesco all'interno della centrale telefonica della Stipel, sita nel palazzo Feltrinelli, si impegna a non distruggere gli impianti. Un'altra ala del palazzo, sede della succursale della Reichsbank, viene occupata da garibaldini della 120a brigata Garibaldi che consegnano tutti i valori depositati al dottor Menichelli, direttore della sede milanese della Banca d'Italia.

27

26 aprile 1945 ora imprecisata della mattina, piazza De Angeli. Allievi della Guardia di finanza al comando del tenente Salvatore Macaluso, partigiani della brigata Bandiera e squadre della 111a e 113a brigata Garibaldi SAP bloccano una autocolonna della Muti proveniente dal Novarese. Dopo un breve combattimento i mutini si arrendono e vengono condotti alle carceri di via Crivelli. Quattro i partigiani feriti.

28

26 aprile 1945 Nella mattinata il 1° distaccamento della 112a brigata Garibaldi SAP occupa l'ospedale militare in via Saint Bon, la palazzina della Todt e il deposito delle Forze armate italiane. In via Novara, mentre il comandante di brigata sta trattando la resa del magazzino militare, sopraggiungono prima un camion e poi una macchina con quattro ufficiali superiori tedeschi che aprono il fuoco. Nel breve combattimento che segue periscono i quattro ufficiali germanici e Ernesto Visconti, vicecomandante della 112a brigata; feriti il comandante Angelo Valtorta, il commissario Ivano Becchi e il garibaldino Walter Oviani.

29

26 aprile 1945 Zona Porta Genova-Ticinese. Tutti gli obiettivi sono raggiunti; unico punto di resistenza del nemico rimane la caserma Teulié di corso Italia 58, dove la I brigata nera mobile continua a combattere contro la brigata Gl Max Masia, guidata dal comandante Mario Mosca, e sappisti della 113a brigata Garibaldi. Cade il garibaldino Felice Bonacina. Nel pomeriggio il giellista comandante di battaglione Giuseppe Meroni, venendo meno agli ordini emanati dal Comando generale del CVL, tratta la resa concedendo l'onore delle armi ai fascisti della Ia brigata nera mobile. La trattativa non va in porto grazie all'intervento del giellista Giuseppe Bianchi (Pino), comandante del Settore unificato Ticinese, il quale, informato di quanto sta accadendo, si precipita sul posto imponendo che tutti gli occupanti la caserma vengano disarmati, imprigionati e, dopo regolare interrogatorio, per accertarne le singole responsabilità, vengano avviati al Comando di settore presso la Borletti in via Washington.

30

26 aprile 1945 ora imprecisata. Si spara in corso di Porta Vittoria per snidare alcuni fascisti asserragliatisi nell'edificio dei sindacati fascisti. Cade Giorgio Vicini, appartenente alle brigate Giustizia e libertà.

31

27 aprile 1945 ore 07.00 circa. Marò della X Mas tentano l'assalto al Palazzo di Giustizia ma vengono respinti. Si spara per un'ora circa.
All'interno del Palazzo il CLN stabilisce le competenze delle diverse sezioni: I sezione: esercizio dell'azione penale (rinvio a giudizio, emissione dei mandati di cattura, archiviazione); II sezione: compiti di pubblica sicurezza (carcere, polizia e scorta armata); III sezione: istruzione sommaria.
La I e II sezione sono affidate a un rappresentante del PCI; la III al rappresentante del PSI.

32

27 aprile 1945 ora imprecisata della mattina. Il Comando generale del Corpo volontari della libertà si trasferisce in via del Carmine 4, presso la ex sede del comando regionale dell'esercito della RSI. La situazione in Milano è sotto controllo ma forti contingenti di tedeschi sono ancora asserragliati nel collegio dei Martinitt in via Pitteri, nella Casa dello studente di viale Romagna, nel palazzo dell'aeronautica in piazza Italo Balbo (attuale piazza Novelli) e all'hôtel Regina di via Santa Margherita, sede del comando della SIPO-SD. Si segnalano ancora sparatorie con i cecchini in alcuni punti della città.

33

27 aprile 1945 ore 17.00 circa. I primi seicento partigiani della divisione Garibaldi Gramsci arrivano dall'Oltrepò pavese alla Conca Fallata. A riceverli ci sono il generale Luigi Cadorna, comandante del CVL, Luigi Longo, vicecomandante del CVL e comandante generale delle brigate Garibaldi, Fabio Vergani, capo dello stato maggiore delle Garibaldi, e Alessandro Vaia, commissario politico del Comando piazza di Milano. I rinforzi dell'Oltrepo vengono inviati a circondare gli ultimi capisaldi nazisti.
28 aprile 1945 ora imprecisata della mattina. Entrano in città gli altri seicento partigiani della divisione Gramsci provenienti dall'Oltrepo pavese. Sparatorie contro cecchini fascisti in via Gian Galeazzo e in corso San Gottardo.

34

28 aprile 1945. Nel corso della mattina i tedeschi asserragliati nella Casa dello studente in viale Romagna e i fascisti nel palazzo dell'aeronautica in piazza Italo Balbo si arrendono ai partigiani dell'Oltrepo. Resistono ancora le SS trincerate all'hôtel Regina in via Santa Margherita, intenzionate a cedere le armi solo se garantite dalla presenza delle truppe alleate. Il Comando generale del CVL ordina di non attaccare l'albergo che viene soltanto circondato.

35

28 aprile 1945 ore 13.00 circa, zona Sempione. Guidate da Vincenzo Moscatelli (Cino), entrano in Milano le brigate valsesiane (le cui avanguardia hanno però già raggiunto il capoluogo lombardo nel pomeriggio del giorno precedente). Sono in ritardo ma hanno dovuto aprirsi la strada combattendo contro forti colonne tedesche. Accolte in viale Certosa da Luigi Longo, Pietro Secchia, commissario politico delle Garibaldi, Pietro Vergani e Alessandro Vaia, marciano precedute da sette carri armati conquistati al nemico. Sopra di loro vola anche un ricognitore, catturato ai tedeschi, sotto le cui ali è scritto Valsesia, e che successivamente lancerà manifestini con il saluto dei garibaldini valsesiani ai milanesi.

36

28 aprile 1945 ore 15.00 circa, piazzale Loreto. Provenendo da corso Sempione per via Farini, via Stelvio, la stazione Centrale, viale Brianza, la colonna delle formazioni valsesiane di Moscatelli giunge alle ore 15.00 circa in piazzale Loreto dove sosta brevemente sul luogo dell'eccidio nazifascista.
Dall'albergo Titanus (angolo via Porpora-viale Abruzzi) cecchini fascisti sparano sull'ultimo camion della colonna partigiana. Vengono snidati in pochi minuti.
La colonna riprende per corso Buenos Aires e corso Venezia in direzione piazza Duomo.

37

28 aprile 1945 ore 16.00 circa. La colonna delle formazioni valsesiane giunge in piazza Duomo dove il colonnello Delle Torri, Vincenzo Moscatelli, il cappellano partigiano don Sisto Bighiani, commissario della brigata Garibaldi Osella, e Luigi Longo parlano a una immensa folla. Milano è nelle strade.

38

29 aprile 1945 ore 03.00, piazzale Loreto. I corpi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e 15 gerarchi giustiziati a Dongo vengono deposti nello stesso luogo in cui il 10 agosto 1944 furono fucilati 15 partigiani. Sappisti della 110ª brigata Garibaldi SAP montano la guardia fino alle 07.00 del mattino. Nella tarda mattinata. Achille Starace, ex segretario del Partito nazionale fascista, viene fucilato in piazzale Loreto.

39

30 aprile 1945 Mattina, via S. Pellico-Santa Margherita, hôtel Regina. Il colonnello Walter Rauff, comandante interregionale della SIPO-SD si arrende agli americani. Le SS e altri militari germanici che vi si erano rifugiati lasciano l'hôtel Regina e, scortati da militari statunitensi, si avviano verso i campi di raccolta prigionieri.

Stampa