• duomo1 w Per i milanesi durerà quattro anni e quasi undici mesi, 1787 giorni dai quali la città uscirà carica di lutti e di macerie.
    La città cambia e cambierà sempre più il proprio aspetto: la Milano della Rinascente e delle insegne pubblicitarie luminose si rabbuia, dall'imbrunire vige l'oscuramento con tutte le annesse limitazioni agli orari di chiusura dei locali pubblici e alla circolazione dei mezzi di trasporto pubblici e privati. Monumenti, opere d'arte e luoghi topici sono circondati da barriere di sacchetti di sabbia.
    Si infittiscono le disposizioni prefettizie e i consigli della stampa sulle misure di protezione antiaerea, sull'approntamento di rifugi spesso improvvisati, sul comportamento da tenere in caso di allarme aereo.
    Milano si costella di tabelloni, cartelli e frecce bicolori con l'indicazione dei rifugi più vicini e delle uscite di sicurezza. Con il primo massiccio bombardamento dell'ottobre 1942 e, ancor più, dopo quelli dell'agosto 1943 il paesaggio urbano sarà disseminato di macerie e caseggiati sventrati. La città si svuota.
  • rauffsaev2 wI primi ad entrare in Milano l'11 settembre 1943 sono le Waffen SS della I divisione granatieri corazzati Leibstandarte Adolf Hitler. Il presidio italiano è stato sciolto dal comandante della piazza, generale Ruggero. I comandi della Leibstandarte segnalano atteggiamenti ostili della popolazione. Nei pressi della Stazione centrale c'è una sparatoria ingaggiata da soldati italiani affiancati da operai della Pirelli. La presenza delle Waffen SS - lo stigmatizeranno gli stessi comandi della Wehrmacht - è contrassegnata nei primi giorni da violenze e saccheggi. I primi caduti sono quattro civili uccisi dalle parti di piazzale Corvetto. 
    A partire dal 13 si insediano le strutture occupazionali vere e proprie, il comando milanese della Sicherheitspolizei-Sicherhetsdienst (SIPO-SD), quelli militari della Wehrmacht, gli uffici amministrativi del Rustungs und Kriegproduktion (RuK) e delle organizzazioni Todt e Sauckel, preposti allo sfruttamento delle risorse economico-industriali e al reclutamento forzato di mano d'opera da impiegarsi in Germania.
  • CVLcomgen wDiffusasi la notizia dell'armistizio, il 9 settembre 1943 i partiti antifascisti, costituitisi in Comitato di liberazione nazionale (CLN), lanciano la creazione di una Guardia nazionale popolare che, armata e inquadrata agli ordini di ufficiali dell'esercito, lo affianchi nella difesa di Milano. L'opposizione del comandante del presidio italiano, generale Ruggero, e lo scioglimento dei reparti al suo comando, causano lo sbandamento della truppa e del volontariato civile, spianando così la strada all'ingresso delle Waffen SS in città (11 settembre 1943). A Milano, la lotta contro l'occupazione tedesca e il risorto fascismo repubblicano è caratterizzata dal parallelo sviluppo della guerriglia, condotta dai Gruppi di azione patriottica, e delle lotte politico-rivendicative di fabbrica che sfociano nello sciopero generale del 13-18 dicembre 1943 e raggiungono il culmine con quello del 1 marzo 1944, inutilmente contrastati da arresti e dalla deportazione di centinaia di lavoratori nei lager.
    Lo sviluppo della lotta evidenzia in breve tempo la centralità di Milano nella guerra di liberazione nazionale. La posizione geografica, la presenza in città dei principali organismi politici e militari clandestini, l'importanza del ruolo sempre più assunto nei rapporti avviati con gli alleati, con il CLN centrale di Roma e verso l'intero movimento resistenziale, inducono il CLN romano a conferire a quello milanese i poteri di governo straordinario del Nord (fine gennaio 1944).
  • pesce wMartedì, 24 aprile 1945 Il bollettino di guerra germanico non arriva più.
    Ore 07.00 circa. Luigi Longo redige l'ordine dell'insurrezione. Tutte le formazioni garibaldine milanesi devono iniziare le operazioni insurrezionali alle ore 14.00 del 25 aprile.
    Ore 08.30. Pietro Secchia riceve le direttive di Luigi Longo e le dirama immediatamente attraverso le staffette del comando.
    Ore 10.00. Riunione dei comandanti garibaldini di Sesto San Giovanni. Vinicio Franchini, comandante il gruppo brigate Garibaldi, impartisce le ultime disposizioni concordate con il Comando piazza di Milano: il grosso delle brigate SAP di Sesto, all'ora X, dovrà uscire dalle fabbriche e dirigersi verso la Breda e la Pirelli i cui grandi stabilimenti verranno collegati fra loro aprendo dei varchi nelle mura di recinzione lungo via Chiese che li divide, in modo da costituire un unico quadrilatero circondato da alte mura e quindi più facilmente difendibile. La Ercole Marelli, Magneti Marelli e Falck dovranno accogliere tutte le forze provenienti dalle piccole e medie fabbriche e i cittadini volontari che siano comunque conosciuti. Il nucleo dei carabinieri di Sesto ha assicurato il suo appoggio ai partigiani ed al commissariato di Sesto i poliziotti sono disposti a lasciarsi disarmare.
  • generale 760x617Le mappature esposte sono tratte dall'originale di una delle cartine in uso all'apparato politico clandestino della Federazione comunista milanese durante l'occupazione tedesca. 
    I confini dei settori clandestini non ricalcano pertanto quelli adottati dalle diverse organizzazioni militari partigiane facenti capo ai partiti del CLN.  La mappatura delle basi clandestine, degli arresti e dei caduti partigiani è il risultato di quanto è stato possibile ricostruire allo stato attuale delle fonti archivistiche e bibliografiche e non deve essere intesa come esaustiva.
    Molti più furono gli arrestati, i caduti e le basi clandestine della lotta resistenziale milanese. La mappatura delle azioni partigiane è basata quasi esclusivamente sullo spoglio dei Bollettini delle azioni redatti dal Comando piazza di Milano. Non potendo rendere conto delle centinaia di azioni di disarmo incruento, di propaganda e di sabotaggio di vario tipo, sono riportate solo le azioni armate cruente e, a titolo d'esempio, alcune azioni propagandistiche condotte nei cinema e in alcune fabbriche, ricordando, anche in questo caso, che il numero complessivo delle azioni armate fu senza dubbio superiore a quello di cui è rimasta traccia documentale. 

25 aprile

La fine della guerra
Nei primi mesi del 1945 i partigiani che combattevano contro l’occupazione tedesca e la repubblica di Salò nell’Italia settentrionale erano diverse decine di migliaia di persone, abbastanza bene organizzate dal punto di vista militare. Molti soldati occupanti, nel marzo del 1945, si trovavano a sud della pianura padana per cercare di resistere all’offensiva finale degli americani e degli inglesi, che iniziò il 9 aprile (in una zona a est di Bologna) lungo un fronte più o meno parallelo alla via Emilia. L’offensiva fu subito un successo, sia per la superiorità di uomini e mezzi degli attaccanti che per il generale sentimento di sfiducia e inevitabilità della sconfitta che si era diffuso tra i soldati tedeschi e i repubblichini, nonostante la volontà delle massime autorità tedesche e fasciste di continuare la guerra fino all’ultimo.

Il 10 aprile il Partito Comunista fece arrivare a tutte le organizzazioni locali con cui era in contatto e che dipendevano da esso la “Direttiva n. 16″, in cui si diceva che era giunta l’ora di «scatenare l’attacco definitivo»; il 16 aprile il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti) emanò simili istruzioni di insurrezione generale. I partigiani iniziarono quindi una serie di attacchi verso i centri urbani. Bologna, ad esempio, venne attaccata dai partigiani il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli alleati il 21.

Il 24 aprile gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile 1945 i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino, dove la popolazione si era ribellata e iniziarono ad arrivare i partigiani, con un coordinamento pianificato. A Milano era stato proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato alla radio “Milano Libera” da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale. Le fabbriche vennero occupate e presidiate e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como (verrà catturato dai partigiani due giorni dopo e ucciso il 28 aprile). I partigiani continuarono ad arrivare a Milano nei giorni tra il 25 e il 28, sconfiggendo le residue e limitate resistenze.
Una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne a Milano il 28 aprile. Gli americani arrivarono nella città il 1° maggio 1945.

La guerra continuò anche dopo il 25 aprile 1945: la liberazione di Genova avvenne il 26 aprile, il 29 aprile venne liberata Piacenza e fu firmato l’atto ufficiale di resa dell’esercito tedesco in Italia. Alcuni reparti continuarono i combattimenti ancora per qualche giorno, fino all’inizio di maggio.

La festa
A guerra conclusa, un decreto legislativo del governo italiano provvisorio, datato 22 aprile 1946, dichiarò “festa nazionale” il 25 aprile, limitatamente all’anno 1946. Fu allora che, per la prima volta, si decise convenzionalmente di fissare la data della Liberazione al 25 aprile, giorno della liberazione di Milano e Torino. La scelta venne fissata in modo definitivo con la legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948, che stabilì che il 25 aprile sarebbe stato un giorno festivo, come le domeniche, il primo maggio o il giorno di Natale, in quanto “anniversario della liberazione”.

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MILANO LIBERATA

Cronologia 24-29 Aprile

Martedì, 24 aprile 1945

Berlino è accerchiata dall'Armata rossa. 25.000 cannoni e mortai sono pronti ad aprire il fuoco sulla capitale del Reich.

Milano. Il bollettino di guerra germanico non arriva più. Il Corriere della Sera ristampa quello già pubblicato il giorno 23.

Ore 07.00 circa. Luigi Longo (comandante generale delle brigate d'assalto Garibaldi) redige l'ordine dell'insurrezione. Tutte le formazioni garibaldine milanesi devono iniziare le operazioni insurrezionali alle ore 14.00 del 25 aprile.

Ore 08.30. Pietro Secchia (commissario politico del Comando generale garibaldino) riceve le direttive di Luigi Longo e le dirama immediatamente attraverso le staffette del comando.

Ore 10.00. Riunione dei comandanti garibaldini di Sesto San Giovanni. Vinicio Franchini, comandante il gruppo brigate Garibaldi, impartisce le ultime disposizioni concordate con il Comando piazza di Milano: il grosso delle brigate SAP di Sesto, all'ora X, dovrà uscire dalle fabbriche e, possibilmente con camion, dirigersi verso la Breda e la Pirelli i cui grandi stabilimenti verranno collegati fra loro aprendo dei varchi nelle mura di recinzione lungo via Chiese che li divide, in modo da costituire un unico quadrilatero circondato da alte mura e quindi più facilmente difendibile. La Ercole Marelli, la Magneti Marelli e la Falck dovranno accogliere tutte le forze provenienti dalle piccole e medie fabbriche e i cittadini volontari che siano comunque conosciuti. Gli operai e gli impiegati resteranno in fabbrica, salvo quelli che facciano espressa richiesta di esserne esentati. Nelle fabbriche, intanto, con la partecipazione dei pompieri e delle guardie interne, si intensificano i preparativi per la difesa. Il nucleo dei carabinieri di Sesto ha assicurato il suo appoggio ai partigiani. Anche al commissariato di Sesto i poliziotti sono disposti a lasciarsi disarmare.

Ore 11.40, Niguarda. Alcuni sappisti del 2° distaccamento Dino Giani della 110ª brigata Garibaldi SAP Beppe Ottolenghi si dirigono verso viale Monza per la protezione di un comizio alla fabbrica Magnaghi. In piazza Belloveso si ritrovano sotto il fuoco di una pattuglia di repubblichini appostati dietro ai rifugi antiaerei e sono costretti a ritirarsi.Ore 11.50, piazza della Scala 6. Il direttore della Banca commerciale, dott. Franzi, riceve telefonicamente dal suo collega della sede di Genova la notizia dell'insurrezione nel capoluogo ligure e la comunica immediatamente a Leo Valiani (rappresentante del partito d'azione nel Comitato di liberazione nazionale Alta Italia e membro del comando generale delle formazioni Giustizia e libertà). Valiani rintraccia il socialista Sandro Pertini e il comunista Emilio Sereni e insieme, a nome del Comitato insurrezionale da loro diretto, diramano l'ordine dello sciopero insurrezionale a partire dalle ore 13.00 di mercoledì 25 aprile.

Ore 12.30, Niguarda. Partigiani appartenenti alla Volante De Rosa della divisione Val Toce mettono in fuga i repubblichini già scontratisi con i sappisti del 2° distaccamento Dino Giani.

Ore 13.00 circa, Niguarda. I partigiani della Volante De Rosa uccidono tre tedeschi, sopraggiunti sul luogo della sparatoria a bordo di un'auto, e poi si ritirano.

Ore 13.30, Niguarda. In via Graziano Imperatore viene fermato e requisito un autocarro della aeronautica militare. I militari vengono disarmati e lasciati liberi.

Ore 14.45, Niguarda. I garibaldini chiedono al presidente della Cooperativa muratori di Niguarda l'autorizzazione a nascondere gli automezzi requisiti nel magazzino della cooperativa. Autorizzazione concessa.

Ore 15.00 circa, Niguarda. Automezzi germanici in fuga giungono alle porte di Niguarda sparando all'impazzata e sfondano il posto di blocco di via Graziano Imperatore. Muore Gina Galeotti Bianchi (Lia), comunista, appartenente ai Gruppi di difesa della donna. E' il primo caduto partigiano dell'insurrezione. Era incinta di pochi mesi.

Ore 16.15, Niguarda. Informati degli avvenimenti, il comandante provinciale delle brigate Garibaldi, Italo Busetto, e Giovanni Brambilla, responsabile del lavoro militare all'interno del Comitato federale del PCI milanese, giungono a Niguarda per valutare la situazione e impartire direttive.

Ore 17.00 circa, Niguarda. Riunitisi con il comandante, il commissario politico del 2° distaccamento e il responsabile della stampa e propaganda, Busetto e Brambilla li informano che l'indomani, su ordine del Comando generale delle brigate Garibaldi, scatterà la mobilitazione insurrezionale generale e chiedono loro di resistere fino all'alba.

Ore 17.10, Niguarda. Bloccata una macchina con alcuni ufficiali tedeschi, ne viene ucciso uno che aveva opposto resistenza, gli altri vengono fatti prigionieri.
Alla Ca' di Sass, fermato un camion che trasporta mattoni, sorge la prima barricata dell'insurrezione. E' vigilata da una squadra di garibaldini e dai primi volontari insurrezionali.

Ore 17.30, Niguarda: Un autocarro di proprietà Città del Vaticano viene bloccato e condotto in via Ornato all'altezza di via Filicaia, si scaricano i sacchi di cemento trasportati e si innalza la seconda barricata.

Ore 18.00, Niguarda. Sparatoria alla Ca' di sass con un'autocolonna germanica che tenta di forzare la barricata. Inferiori di numero e armamento, i garibaldini, per dare al nemico l'impressione di essere accerchiato, inviano una squadra all'interno del I padiglione dell'ospedale di Niguarda con il compito di effettuare dei tiri di disturbo. I tedeschi cercano riparo nei vicini rifugi antiaerei.

Ore 18.30, Niguarda. Si organizzano e si dislocano squadre garibaldine per controllare i tedeschi e le vie di accesso a Niguarda. Un patriota muore maneggiando una bomba a mano.

Ore 20.00, Niguarda. Il numero dei volontari in appoggio ai sappisti sale a 84 uomini. La Volante De Rosa controlla via Pallanzone. Dalle mura dell'oratorio elementi della Val Toce tengono sotto tiro i repubblichini e i miliziani fascisti francesi del collaborazionista Darnand acquartierati nelle casermette di via Adriatico.

Nella serata partigiani della 3ª brigata Garibaldi Gap si impadroniscono della caserma repubblichina di Niguarda, catturando il presidio e un sostanzioso bottino di armi e munizioni.
Alla Ca' di Sass, a intervalli, continuano fino al mattino brevi sparatorie con i tedeschi.

Nella nottata matteottini della 33ª brigata e una squadra della divisione Pasubio occupano l'autocentro della polizia in via Castelvetro.

Egidio Liberti (azionista, capo di stato maggiore nel Comando piazza di Milano) e Sandro Faini (socialista, capo dell'ufficio informazioni nello stesso comando) guidano un gruppo di matteottini all'assalto del parcheggio dei blindati tedeschi all'interno della Fiera campionaria. L'operazione non riesce completamente. I blindati restano in mano al nemico. Diversi vengono però immobilizzati asportandone gli spinterogeni.

Mercoledì, 25 aprile

Alba, comincia l'insurrezione a Parma. In giornata cominciano anche i combattimenti per la liberazione di Cuneo e di Torino.

Ore 06.00, via Pergolesi. Leo Valiani incontra l'azionista Mario Rollier e gli consegna l'ordine insurrezionale da far pervenire a Egidio Liberti, capo di stato maggiore delle formazioni Giustizia e libertà. All'incirca alla stessa ora Lelio Basso e Corrado Bonfantini, comandante generale delle brigate Matteotti, dalla sede insurrezionale sita in viale Monte Nero 82 diramano l'ordine di insorgere alle formazioni organizzate dal partito socialista.

Ore 08.00, via Copernico 9. Il Comitato di liberazione nazionale dell'Alta Italia si riunisce presso il collegio dei Salesiani. Rodolfo Morandi viene nominato presidente del CLNAI. Approvata all'unanimità la proclamazione dell'insurrezione. Il proclama viene mandato in via Vittor Pisani al caffè Bellotti da dove Riccardo Lombardi lo dirama attraverso le staffette del Comitato. Lombardi ha nel frattempo concordato con il colonnello Alfredo Malgeri la mobilitazione dei militi della Guardia di finanza che, nella notte, dovranno muovere dalla caserma di via Melchiorre Gioia e procedere all'occupazione della Prefettura e degli edifici pubblici. 
Viene inoltre redatto il decreto dell'assunzione di tutti i poteri da parte del CLNAI e dei CLN regionali, provinciali e cittadini. Con un altro decreto vengono nominate le commissioni di Giustizia per la funzione inquirente, i Tribunali di guerra e le Corti d'assise popolari per quella giudicante. Il decreto recita: "I membri del governo fascista ed i gerarchi del fascismo colpevoli di aver soppresso le garanzie costituzionali e di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese e di averlo condotto all'attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e nei casi meno gravi con l'ergastolo ".
Tutti gli altri reati saranno puniti con il codice penale del 1889, rispettivamente secondo le leggi militari di guerra vigenti l'8 settembre 1943. Un terzo decreto riconosce i Consigli di fabbrica con controllo sulla produzione.

Ore 8.00 circa, corso di Porta Magenta 79. Il Comando generale del Corpo volontari della libertà si riunisce presso il convento delle Suore della Riparazione.

Ore 8.00 circa, via Carlo Poma 8. Il Comando piazza di Milano fissa provvisoriamente la propria sede operativa nel commissariato di PS. Gli agenti, da tempo contattati da rappresentanti delle Matteotti, non oppongono resistenza.

Ore 8.00 circa, zona Città Studi. Prima ancora di ricevere le direttive insurrezionali la 116ª brigata Garibaldi SAP occupa il Politecnico per farne la base delle operazioni. Agli ordini del comandante Bruno Galbiati (Marino) la brigata ha sfilato da viale Campania a piazza Leonardo da Vinci senza incontrare resistenza: 340 uomini inquadrati con 5 mitra, 17 fucili, 56 pistole e bombe a mano.

Ore 8.30. Si diffondono voci di ogni genere. Lungo viale Monza - riferisce Bruto Mauri, comandante la IX divisione Garibaldi di Sesto San Giovanni - tutto sembra normale. Nulla di nuovo anche dalla radio.

Ore 10.00, via Venini angolo via Sauli. Davanti ai capannoni della Necchi i tedeschi stanno frettolosamente imballando e caricando sui camion materiale vario, in gran parte pneumatici. Nella zona della Stazione centrale nulla di insolito.

Ore 10.00, Niguarda. Elementi della 113ª Garibaldi SAP, in collaborazione con alcuni gappisti, disarmano i militi di un posto di blocco recuperando tre mitra, tre fucili e una pistola Beretta.

Ore 11.00 circa, Sesto San Giovanni. Il comando della IX divisione garibaldina di Sesto San Giovanni riceve l'ordine di mettere immediatamente in atto il previsto piano di difesa delle fabbriche.

Ore 11.30 circa, viale Monza. Sotto i portoni e agli angoli delle strade, aumentano i capannelli. Davanti alla Ercole Marelli di Sesto San Giovanni è già sorto un posto di blocco partigiano. Assembramenti davanti alla fabbrica. Parecchi impiegati salgono di corsa sul "tram bianco" che sta partendo per Milano. Sarà l'ultima corsa della giornata. 
Nel centro di Milano piazza del Duomo si presenta deserta.

Ora imprecisata del mattino, Porta Ticinese. L'ufficiale di collegamento del Comando piazza comunica ai membri del comando unificato del Ticinese l'ordine insurrezionale. Manca solo il rappresentante democristiano che ha peraltro funzioni di vicecomandante. Si farà vivo il 4 maggio dichiarandosi " pronto a collaborare ma senza nessuna formazione sua ".

Ore 12.00 gli alleati entrano a Parma ormai sotto il controllo partigiano. Il corrispondente della BBC, Godfrey Talbot, comunica a radio Londra: "l'ordine è perfetto". Permane la minaccia di tre divisioni tedesche chiuse nella sacca di Fornovo.

Ore 12.05, viale Sarca 222. Al pervenire dell'ordine insurrezionale alla Pirelli alcuni partigiani si recano a intimare la resa al comando germanico all'interno della fabbrica. Il comandante del presidio, maresciallo Blum, reagisce e viene ucciso, due tedeschi sono feriti e gli altri fatti prigionieri. E' l'inizio dell'insurrezione armata nella cittadella rossa.Ore 12.15 circa, zona Stazione centrale. Allo stabilimento Pirelli di via Fabio Filzi, diviso in due fabbricati denominati Brusada e Sede, giunge l'ordine di iniziare lo sciopero insurrezionale alla ripresa pomeridiana del lavoro. I responsabili del 6° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi SAP dispongono di 36 garibaldini più una trentina di volontari con quindici moschetti, venti pistole, una mitraglia da 12,7 mm (ma inutilizzabile perché senza treppiede) e una ventina di bombe a mano, il tutto con un'autonomia di fuoco di circa mezz'ora. Nell'ora successiva il disarmo di alcuni nazifascisti bloccati nelle vie adiacenti frutta qualche mitra e qualche altra pistola. Ore 13.00. Inizia ufficialmente lo sciopero insurrezionale. In realtà in numerose fabbriche gli operai hanno già cominciato ad astenersi dal lavoro e a organizzare la difesa degli stabilimenti.

Ore 13.00, Niguarda. Il 2° distaccamento Dino Giani della 110ª brigata Garibaldi SAP blocca Bresso e cattura e giustizia il vicecomandante della brigata nera Aldo Resega, il comandante della compagnia Oberdan, che ancora il 23 aprile in via Cadamosto aveva fatto fucilare il gappista Giancarlo Brugnolotti, e un altro brigatista nero già segnalato come criminale di guerra. Per tutto il pomeriggio vengono fermati, a volte con brevi scaramucce, automezzi nemici.

Ore 13.00 circa, Sesto San Giovanni. Dal cavalcavia sulla ferrovia sfreccia in direzione di Milano un camion di mutini che con una mitraglia sparano sugli operai assembratisi davanti alla Marelli causando un morto e alcuni feriti. Il camion si dilegua.

Ora imprecisata, Zona Ticinese. Il Comando unificato di settore si insedia provvisoriamente alla Borletti, in via washington, mentre i comandanti di brigata radunano gli uomini e impartiscono le ultime istruzioni. La 113ª brigata Garibaldi è concentrata alla Sisma di via Solari 54, la 122ª alla Borletti, la 42ª Matteotti nelle scuole di via Gentilino, le brigate Giustizia e libertà Max Masia e Sergio Kasman nella ditta Fasani (via Pioppette) e nelle fabbriche Riva (via Stendhal 134) e Tallero (via Giambellino 115).

Ore 13.00, via Rubattino. L'ordine insurrezionale giunge al distaccamento della 118ª brigata Garibaldi all'interno dell'Innocenti. Imprudentemente il comando ha precedentemente lasciato uscire dalla fabbrica la maggior parte dei sappisti e gli operai, riconvocandoli per le 18. Tutto, comunque, si svolge senza incidenti: bloccati centralino e uscite, viene occupata l'armeria e fatti prigionieri 15 nazifascisti. Due mitragliere da 20 mm. vengono piazzate a difesa della fabbrica.

Ora imprecisata. Alcuni sappisti dell'officina ATM di via Teodosio percorrono a bordo di un camioncino le zone Monforte, Vittoria e Venezia disarmando i fascisti che incontrano e portando poi le armi agli operai dell'officina .

Ore 13,30: via Padova 257, Aldo Giovenzana, comandante la 110ª brigata Garibaldi SAP, ordina a Giuseppe Martino, comandante il 1° distaccamento, di occupare la sede fascista Aldo Sette. I brigatisti neri "subito abbandonano la partita, poi un camion sbarra la strada e così iniziano le operazioni di fermo delle macchine che tentano di allontanarsi da Milano ".

Ore 13,30 circa, via Oglio: matteottini e garibaldini disarmano il presidio fascista all'interno della Motomeccanica e respingono un attacco all'ingresso di via Mincio.

Ora imprecisata del primo pomeriggio. Il 1° e il 2° distaccamento della 111ª brigata Garibaldi SAP occupano la Pracchi (via Gallarate 50) e il deposito benzina Petrolea, il 3° l'Alfa Romeo (via M. U. Traiano 33), il 6° la Face (via Bodio 35), mentre il 7° nel pomeriggio sostiene uno scontro a fuoco con un automezzo della Muti e, dopo una breve sparatoria, respinge un'autocolonna fascista che tenta di abbandonare la città seguendo la via Comasina.

Ore 14.00 circa, via Fabio Filzi. La Pirelli è circondata dai fascisti che sparano con una mitragliera da 20 mm. I sappisti rispondono risparmiando le poche munizioni e fino all'esaurimento delle bombe a mano.

Ore 14.00, Prato Centenaro. Il 5° distaccamento Mandelli della 110ª brigata Garibaldi SAP blocca viale Sarca e viale Fulvio Testi all'altezza di via Pianell e viale Suzzani all'altezza di via De Angelis. Scambio di colpi con i fascisti attestati nelle casermette di viale Suzzani e con alcuni automezzi che cercano di guadagnare la periferia. Cade il garibaldino Guglielmo Baccalini ed è ferito il commissario di distaccamento Germano Grassi. Occupato in modo incruento il deposito locomotive di Greco milanese. Turro: la 130ª brigata Garibaldi SAP occupa la fabbrica Magnaghi e rastrella il quartiere.

Ore 14.00 circa, via Tortona. Per intimorire gli scioperanti della Cge, i fascisti prelevano da San Vittore i due patrioti Umberto Retta e Enrico Torchio e li e fucilano davanti ai cancelli della fabbrica. Informato dell'accaduto, Sandro Pertini vi si reca e tiene un comizio alle maestranze.

Ora imprecisata, piazza Sicilia. Quattro fascisti a bordo di una macchina irrompono nella piazza esplodendo raffiche di mitra. Cadono colpiti a morte i matteottini Bartolo Bertelli e Carlo Dones, altri 4 rimangono feriti insieme ad alcuni civili.

Zona Porta Romana-Vigentina. Distaccamenti della 114ª e della 115ª brigata Garibaldi SAP, in collaborazione con squadre matteottine, occupano il TIBB in piazzale Lodi, le Smalterie italiane, la OM in via Leoni 18, la Centrale del latte in via Castelbarco 37 e il panificio militare di via Quaranta.

Ora imprecisata del pomeriggio, zona Porta Romana-Vigentina. Sparatorie nel quartiere attorno alla Motomeccanica di via Oglio e alla OM di via Leoni, dove giellisti, matteottini e garibaldini sostengono un aspro combattimento contro nazifascisti che sparano sulla fabbrica con mitragliatrici pesanti. Cinque operai feriti.

Ore 14.30 circa, zona Calvairate. Nelle prime ore del pomeriggio il 2° distaccamento della 124ª brigata Garibaldi SAP occupa l'autorimessa dell'Atm in viale Molise.

Tardo pomeriggio, Sesto san Giovanni. Approntate le misure difensive e istituiti posti di blocco partigiani attorno ai quattro stabilimenti Falck. Alla Ercole Marelli si preparano i turni di guardia per la notte e si costituisce il reparto da inviare come rinforzo alla Pirelli. Occupate anche la Magneti Marelli, la Gabbioneta, la Sapsa e la Osva.

Ore 15.00 circa, zona Sempione. Sappisti dell'Alfa Romeo catturano in viale Certosa cinque ufficiali tedeschi in fuga su una automobile.

Ore 15.00, Crescenzago. Un'autocolonna di SS e marò della X Mas con un'autoblinda si presenta al posto di blocco garibaldino in fondo a via Padova. Dopo un breve parlamentare si apre il fuoco da entrambe le parti. I garibaldini sono a corto di munizioni e non hanno armi pesanti: i nazifascisti superano il blocco e si allontanano. Nello scontro cade il sappista Valentino Cerchierini, "Tino", detto anche "el gatt".

Ore 15.00, Precotto. Il 3° distaccamento della 110ª brigata garibaldi SAP, comandato da Santo Bonaita, forma un posto di blocco in piazza Precotto. Scambio di qualche fucilata con alcuni automezzi nazifascisti transitanti in viale Monza.

Ora imprecisata, Taliedo. Il distaccamento della 116ª brigata Garibaldi SAP, costituito alla Caproni, prende possesso della fabbrica insieme a sappisti della 54ª e 55ª brigata Matteotti e a un distaccamento delle brigate Giustizia e libertà. Ore 16.00, zona Stazione centrale. Un carro armato tedesco sfonda il cancello della Brusada e poi della Sede, i due stabilimenti Pirelli di via Fabio Filzi dove i partigiani stanno resistendo da circa due ore. I difensori, ormai senza proiettili, nascondono le armi e si arrendono. Alcuni operai, portati all'hôtel Gallia e minacciati di fucilazione dai brigatisti neri, vengono lasciati in libertà alle 18.00 in seguito all'arrivo di due ufficiali tedeschi i quali si dichiarano "convinti che il personale della Pirelli era stato vittima di un colpo di mano di partigiani esterni ". La città è ormai in subbuglio e la fucilazione dei rastrellati può costar cara.

Ore 17.00, Bicocca. Bruto Mauri, comandante la 109ª brigata Garibaldi SAP arriva davanti all'ingresso della Pirelli ostruito con un vecchio locomotore disposto trasversalmente. Chiama due operai in tuta e armati che sporgono dal muro e, per poco, non viene preso a fucilate: nella precipitazione degli eventi nessuno ha pensato alla parola d'ordine. Alla fine, riconosciuto da "Marco", comandante i sappisti della Pirelli, gli viene gettata una scala per scavalcare il muro di cinta.

Ora imprecisata, Taliedo. Sappisti della 125ª brigata Garibaldi SAP occupano l'aeroporto di Taliedo catturando il presidio germanico. Squadre delle brigate Mazzini controllano la zona di Taliedo, viale Corsica e viale Campania.

Ora imprecisata, zona Centro. La 120ª brigata Garibaldi SAP impone la resa ai nazifascisti dislocati in Foro Buonaparte ai numeri 16, 18, 60, 62 e occupa il commissariato di PS di via Pezzoni e la sede della Muti di via Rovello 2, già abbandonata dai mutini in fuga.

Ore 17.00, piazza Fontana 2. Attraverso la mediazione del cardinale Schuster, Mussolini, sperando di poter ancora patteggiare la resa, incontra all'arcivescovado alcuni rappresentanti del CLNAI e il generale Cadorna, comandante il Corpo volontari della libertà. Il duce è accompagnato dal maresciallo Graziani, dal ministro Zerbino, dal sottosegretario Barracu e dal prefetto Bassi. Per il CLNAI sono presenti Achille Lombardi (partito d'azione), Achille Marazza (democrazia cristiana), Guido Arpesani (partito liberale). Informato che la resa dei fascisti deve essere incondizionata e che i tedeschi stanno trattando con gli americani, Mussolini dichiara di voler ritornare in Prefettura per riprendersi - dice - la libertà d'azione con i tedeschi. Si impegna a ritornare all'arcivescovado entro un'ora per concludere le trattative di resa.

Ora imprecisata del pomeriggio. Occupate le sedi del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport e del Popolo d'Italia in piazza Cavour. Si utilizzano gli impianti per stampare le edizioni insurrezionali de l'Unità, de l'Avanti e di Italia libera, organo del partito d'azione. Gappisti a protezione della sede del Corriere.

Ore 17.30, zona Ticinese. Due squadre della 113ª brigata Garibaldi, in collaborazione con elementi della 48ª brigata Matteotti, presidiano le centrali zonali dell'energia elettrica e dell'acqua potabile.

Ora imprecisata, zona Lambrate-Ortica. Squadre delle brigate Matteotti occupano la stazione ferroviaria di Lambrate e la caserma del 3° Autieri in via Pitteri.

Ore 18.00 circa, Bicocca. Basilio Pitea, commissario politico della IX divisione Garibaldi, arriva alla Pirelli con due camion carichi di garibaldini della Ercole Marelli.

Ore 18.00 circa, zona Calvairate. Il 2° distaccamento della 124ª brigata Garibaldi SAP respinge un'attacco tedesco al deposito ATM di viale Molise. Si spara per circa un'ora fra viale Molise, via del Turchino e via Monte Velino. I tedeschi abbandonano la zona.

Ore 19.00, Bicocca. Il cielo è annuvolato ed a tratti pioviggina. All'interno della Pirelli fervono i preparativi: approntato il servizio sanitario con almeno una cinquantina di persone fra medici e infermieri. Le cucine sono pronte per servire una minestra calda ai volontari.

Ore 19.30 circa, Corso Monforte 31. Mussolini lascia il palazzo della Prefettura e si dirige verso Como con il pretesto di un'estrema difesa in Valtellina, in realtà con l'intenzione di riparare in Svizzera. Lo seguono Graziani, Pavolini, il comandante della Muti Franco Colombo, numerosi gerarchi e una scorta di SS che deve sorvegliarne i movimenti e impedirgli di espatriare o di consegnarsi agli alleati.

Ora imprecisata della sera, zona Centro. Attorno alla sede fascista di piazza San Sepolcro scontri tra repubblichini e squadre della 54ª e 55ª brigate Matteotti. In via del Bollo cadono i sappisti matteottini Natale Mapelli e Giuseppe Taviano.

Ore 20.00, zona Calvairate-Ponte Lambro. Distaccamenti della 124ª brigata Garibaldi occupano il Mercato pollame e Ponte Lambro.

Ore 20.00, zona Farini. Via Valtellina angolo via Jenner. Scontro a fuoco tra garibaldini del 7° distaccamento della 111ª brigata SAP e fascisti a bordo di un'auto. Il garibaldino Ugo Zagaria cade nel tentativo di portarsi a distanza utile per scagliare una bomba a mano.Ore 21.00, zona Baggio. Via Forze Armate, il 1° distaccamento della 112ª brigata Garibaldi SAP disarma i fascisti del presidio della Bernardi recuperando una mitraglia, quattro mitra e una trentina di fucili con abbondante munizionamento. Il 2° distaccamento occupa Villa Feltrinelli, adibita a deposito della SS tedesca. Il 3° distaccamento, con alcuni sappisti della fabbrica Violini, occupa il distaccamento bersaglieri di via Vittoria Colonna e si impadronisce di 43 fucili e parecchie casse di munizioni con cui vengono armati gli operai della Violini, della Salmoiraghi e della Bergomi. Il 4° distaccamento occupa Baggio e prende possesso della caserma della GNR e della casa del fascio. Non si segnalano scontri.

Ore 21.00, zona Bicocca. Lungo viale Zara, all'altezza della Pirelli, sono fermi un autobus di linea e diversi camion con circa duecento baschi neri della milizia fascista francese di Darnand, la cui fama è peggiore di quella dei repubblichini. Probabilmente intendevano accodarsi alle colonne fasciste dirette in Valtellina ma hanno sbagliato strada e non sanno che direzione prendere.

Ore 22.00. Una delegazione garibaldina porta l'intimazione di resa ai francesi che la respingono e cominciano a sparare con mitragliatrici pesanti scaricate dai camion. I proiettili prendono d'infilata tutti gli spazi che dividono i capannoni della Pirelli disposti trasversalmente al viale Zara. Alcuni feriti, non gravi, tra gli operai.
I collegamenti fra i vari punti del quadrilatero vengono effettuati attraverso i magazzini interrati che corrono sotto gli stabilimenti.

Mercoledi, 25 aprile

tarda serata

Zona Naviglio Grande. 35 sappisti della 113ª brigata Garibaldi SAP attaccano di sorpresa e disarmano il presidio tedesco della stazione di San Cristoforo salvando tutti gli impianti.

Luigi Maradini, comandante della 113ª brigata Garibaldi SAP, ordina il blocco della nazionale per Alessandria all'altezza di Ronchetto sul Naviglio: una sessantina di garibaldini con solo 5 mitra, dieci moschetti, una decina di bombe a mano e "numerosissime rivoltelle non completamente cariche". Sopraggiunge, puntando sulla città, una forte autocolonna tedesca che viene investita da lancio di bombe a mano e raffiche di mitra. Ne nasce un violento scontro che si protrae finché, esaurite le munizioni, i partigiani devono ritirarsi. Anche la colonna germanica fa marcia indietro dirigendo verso Corsico e poi in direzione Baggio. I tedeschi lasciano sul terreno diversi morti tra cui due ufficiali. Nel combattimento sono caduti i garibaldini Domenico Bernori, Idelio Fantoni e Giovanni Paghini mentre Scipione Grossi, Paolo Mignosi e Antonio Besana sono feriti .

Ore 24.00, zona Bicocca. Alla Pirelli garibaldini, matteottini e repubblicani della 21ª brigata Mazzini continuano il combattimento con i miliziani francesi. Viene approntata una specie di locomotiva blindata applicando dei lamieroni sulle fiancate di una vecchia vaporiera che serve per il traino dei vagoni all'interno dello stabilimento e la macchina viene avviata su un binario che sbuca su viale Sarca. Tolto lo sbarramento al cancello di uscita, la locomotiva parte sbuffando e sprigionando bagliori di fuoco; l'accompagnano nutrite scariche di fucileria esplose da alcuni sappisti accodatisi alla vaporiera e dai vicini posti di guardia. Poco dopo i francesi alzano bandiera bianca e si danno prigionieri. Ingente il bottino: 20 mitragliere da 20 mm, un intero camion di munizioni, armi automatiche individuali e due cannoncini anticarro.

Giovedì, 26 aprile

 

Notte, zona Stazione centrale. Il 6° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi SAP riprende possesso della Pirelli di via Fabio Filzi, evacuata dai nazifascisti. Nel corso della giornata viene fermato il federale fascista di Novara e stanato un cecchino che spara da un isolato di via General Fara.

Notte, zona Bicocca. Squadre di garibaldini della Pirelli, uscite in esplorazione nella zona circostante, si scontrano con fascisti che tentano isolatamente di forzare i posti di blocco.

Nella notte squadre di vigili urbani appartenenti alla 113ª brigata Garibaldi SAP inseguono e bloccano in piazza della Scala un'autoblinda e quattro autocarri carichi di fascisti della X Mas. Nella sparatoria viene colpito un vigile. I fascisti verranno più tardi condotti in Prefettura e consegnati al prefetto Riccardo Lombardi.

Autocolonne nemiche, di diversa consistenza, sono fermate in modo incruento sulla Milano-Pavia.

Ore 05.00, Niguarda. Un'autocolonna giunta alle porte di Bresso si arrende al 2° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi SAP dopo una breve sparatoria.

Ore 05.30 circa, Bicocca. Parte delle mitragliatrici catturate ai miliziani francesi sono state inviate dalla Pirelli alle altre grandi fabbriche. Anche i garibaldini sono tornati alle fabbriche di provenienza dove sono stati accolti con manifestazioni di entusiasmo degli operai rimasti tutta la notte a vigilare dietro gli sbarramenti.

Alba. Il IV battaglione della Guardia di finanza guidato dal colonnello Alfredo Malgeri muove dalla caserma di via Melchiorre Gioia e, dopo una breve sparatoria con un gruppo di repubblichini in corso di Porta Nuova, prende possesso del palazzo della Prefettura ormai evacuato. Come concordato con il Cvl, un lungo suono di sirena annuncia il raggiungimento dell'obiettivo.

Ore 06.00 circa, zona Romana. Squadre della 27ª brigata Matteotti occupano la stazione ferroviaria di Porta Romana.

Ore 07.30 circa, via Rubattino. Su richiesta del capitano Moretti delle formazioni Matteotti, diverse squadre dell'Innocenti vengono inviate a rinforzare alcuni punti nella zona segnalati dallo stesso capitano. La difesa della fabbrica è pericolosamente indebolita.

Prime ore del mattino, zona Ticinese. In via Filippo Argelati sappisti della 113ª brigata Garibaldi costringono alla resa gli occupanti di alcuni automezzi tedeschi.

Piazza Cavour, Palazzo della stampa: escono i primi giornali liberi: Avanti, l'Unità e Italia libera (organo del partito d'azione). Il Corriere della sera non esce: al suo posto compare il Nuovo corriere con la notizia dell'insurrezione.

Crescenzago. In via Adriano cecchini sparano da una casa prospiciente la Magneti Marelli; diversi i feriti.

Piazza Napoli. Intensa sparatoria con i fascisti del presidio zonale della GNR che resistono all'attacco del 5° distaccamento della 113ª brigata Garibaldi. Si arrendono quando la casermetta viene scoperchiata da alcune bombe anticarro lanciate dal tetto di una casa adiacente. Tre partigiani feriti e i fascisti, già noti per sevizie a patrioti catturati, passati per le armi.

Nella mattina il 3° distaccamento della 113ª Garibaldi occupa senza incontrare resistenza le scuole di via Bergognone 53, divenute caserma della GNR, il garage della Muti in via Foppa e il cinema Ducale, adibito a autorimessa delle brigate nere. Occupata anche in piazzale delle Milizie 2 la sede della compagnia Diaz della brigata nera Aldo Resega.

San Vittore. In collaborazione con le guardie carcerarie, matteottini guidati da Libero Cavalli penetrano nel settore italiano del carcere passando dalla porta Carrese. I tedeschi minacciano di fucilare i prigionieri nelle loro mani. La situazione si sblocca attraverso la mediazione di monsignor Bicchierai che garantisce loro l'incolumità.Trenno. In località Boschetti squadre della 44ª e della 45ª Matteotti si scontrano con un'autocolonna tedesca proveniente da Novara. Tre partigiani restano uccisi.

Ore 08.00 circa, corso Monforte 31. L'azionista Riccardo Lombardi, con una scorta di partigiani, si presenta al colonnello Malgeri in Prefettura e, a nome del CLNAI, prende possesso del suo ufficio. E' il primo prefetto di Milano libera. Il socialista Antonio Greppi, padre del matteotino Mario ucciso dai fascisti, è il nuovo sindaco della città.

Ore 09.00 circa, Porta Vigentina. Squadre della 40ª brigata Matteotti, guidate dal colonnello Umberto Ricca, occupano la stazione radiofonica di via Antonini. Corrado Bonfantini annuncia la liberazione di Milano.

Ora imprecisata, zona Ticinese. In via Ascanio Sforza sappisti della 113ª Garibaldi snidano e eliminano un gruppo di cecchini fascisti. Altri cecchini vengono snidati in via Vignola e in via Pontaccio 3.

Ora imprecisata, zona Centro. Dopo trattative con rappresentanti del CLN del settore Centro, il comandante del presidio tedesco all'interno della centrale telefonica della Stipel, sita nel palazzo Feltrinelli di via Gaetano Negri, si impegna a non distruggere gli impianti. Un'altra ala del palazzo, sede della succursale della Reichsbank, viene occupata da sappisti della 120ª brigata Garibaldi che consegnano tutti i valori depositati al dottor Menichelli, direttore della sede milanese della Banca d'Italia.

Ore 9.30, Sesto San Giovanni. Situazione completamente calma in tutta la zona. Le forze partigiane rimangono tuttavia mobilitate per fronteggiare eventuali sortite nemiche. Giungono notizie che i tedeschi rimasti intrappolati sulla linea del Po si siano arresi mentre, invece, la lotta è ancora in corso con colonne fasciste che da Como e da Lecco tentano di raggiungere la Valtellina. Si tengono pronti dei reparti qualora "si rendesse necessario l'invio di rinforzi alle formazioni partigiane che stanno combattendo in quelle località" .

Ore 10.30, Prato Centenaro. I repubblichini rimasti nelle casermette di viale Suzzani si arrendono al 5° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi SAP.

Ora imprecisata, via Prinetti 29. Duecento tedeschi, tra soldati e SS, accasermati nella casa di salute Villa Turro si arrendono alla 130ª brigata Garibaldi SAP.

Zona Naviglio Grande. Su segnalazione telefonica sappisti della 113ª brigata Garibaldi rimuovono le cariche esplosive collocate dai fascisti sotto il ponte ferroviario di San Cristoforo.

Ora imprecisata della mattinata, Greco. Bloccato allo scalo ferroviario un treno merci in partenza per la Germania.

Ora imprecisata della mattinata, piazza De Angeli. Allievi della Guardia di finanza al comando del tenente Salvatore Macaluso, partigiani della brigata Bandiera e squadre della 111ª e 113ª brigata Garibaldi SAP bloccano una autocolonna della Muti proveniente dal Novarese. Dopo un breve combattimento i mutini si arrendono e vengono condotti alle carceri di via Crivelli. Quattro i partigiani feriti.

Ora imprecisata della mattinata, Ortica. Il capitano Kragora, comandante il presidio germanico allo smistamento ferroviario dell'Ortica, si arrende a "Pam", vicecomandante la 116ª brigata Garibaldi SAP. Catturate 2 mitragliere a canne multiple montate in torrette blindate su un treno merci, 6 a canna singola e le armi automatiche individuali degli oltre cento prigionieri che vengono rinchiusi al Politecnico.

Piazza Wagner. Il 3° distaccamento della 111ª brigata Garibaldi SAP occupa la Casa di riposo per musicisti, sede della Feldgendarmerie germanica, mentre il 4° ha completato l'occupazione di Baggio e dei paesi limitrofi scontrandosi con alcuni tedeschi. Un sappista ferito.

Zona Forze Armate-Baggio. Nella mattinata il 1° distaccamento della 112ª brigata Garibaldi occupa l'ospedale militare in via Saint Bon, la palazzina della Todt e il deposito delle Forze armate italiane. In via Novara, mentre il comandante di brigata sta trattando la resa del magazzino militare, sopraggiungono prima un camion e poi una macchina con quattro ufficiali superiori tedeschi che aprono il fuoco. Nel breve combattimento che segue periscono i quattro ufficiali germanici e Ernesto Visconti, vicecomandante della 112ª brigata; feriti il comandante Angelo Valtorta, il commissario Ivano Becchi e il garibaldino Walter Oviani. 
Ore 11.00 circa, via Rubattino. Una settantina di tedeschi in completo assetto di guerra rioccupano l'Innocenti e piazzano un cannoncino e alcune mitraglie di fronte all'ingresso principale. I sappisti sono costretti a ritirarsi nello stabilimento G. 2 e nel palazzo uffici.

Ora imprecisata della mattinata. Sappisti della 117ª brigata Garibaldi SAP occupano la sede dei brigatisti neri della compagnia Oberdan in via Cadamosto 4.

Ore 12.00, via Rubattino. Fatte rapidamente convergere sul posto, squadre della 116ª, 110ª, 118ª, 130ª e 192ª brigata Garibaldi SAP ingaggiano un violento combattimento con i tedeschi che hanno rioccupato l'Innocenti un'ora prima e con quelli all'interno del collegio dei Martinitt. Al fianco dei garibaldini intervengono anche partigiani di altre formazioni.

Ore 12.00, zona Lorenteggio. Fermati quattro camion carichi di tedeschi provenienti da Abbiategrasso. A bordo ci sono due tedeschi morti in precedenti scontri.

Zona Porta Genova-Ticinese. Tutti gli obiettivi sono raggiunti; unico punto di resistenza del nemico rimane la caserma Teulié di corso Italia, dove la I brigata nera mobile continua a combattere contro la brigata Gl Max Masia, guidata dal comandante Mario Mosca, e sappisti della 113ª brigata Garibaldi. Cade il garibaldino Felice Bonacina.

Ore 13.00, Lambrate. Dopo quasi due ore di scontri i tedeschi asserragliatisi all'interno dell'Innocenti si arrendono.

Si spara in corso di Porta Vittoria per snidare alcuni fascisti asserragliatisi nell'edificio dei sindacati fascisti. Cade Giorgio Vicini, appartenente alle brigate Giustizia e libertà.

Pomeriggio, zona Affori. Il 1° e 2° distaccamento della 111ª brigata Garibaldi SAP rastrellano la zona senza incontrare alcuna resistenza.

Pomeriggio, Crescenzago. Un'autocolonna dell'11ª brigata Matteotti proveniente da Cernusco sul Naviglio entra in città percorrendo via Padova. Alla testa un'autoblindo cingolata di fabbricazione sovietica catturata al presidio tedesco di Cernusco.

Zona Calvairate. Due distaccamenti della 124ª brigata Garibaldi SAP occupano le scuole di via Monte Velino e il Macello pubblico che verrà consegnato il 28 ai carabinieri.

Ora imprecisata del pomeriggio, zona Ticinese. Il giellista comandante di battaglione Giuseppe Meroni, venendo meno agli ordini emanati dal Comando generale del Cvl, tratta la resa concedendo l'onore delle armi ai fascisti della I brigata nera mobile asserragliati nella caserma di corso Italia. La trattativa non va in porto grazie all'intervento del giellista Giuseppe Bianchi (Pino), comandante del Settore unificato Ticinese, il quale, informato di quanto sta accadendo, si precipita sul posto imponendo che tutti gli occupanti la caserma vengano disarmati, imprigionati e, dopo regolare interrogatorio per accertarne le singole responsabilità, avviati al Comando di settore.

Ore 18.00, via Pitteri. Viene attaccato il collegio dei Martinitt dove più di un centinaio di tedeschi bene armati oppone una accanita resistenza.

Ore 18.30. Tutto il centro di Milano, all'interno della cerchia dei Navigli, è in mano ai partigiani. Si stanno avvicinando le formazioni provenienti dalla periferia.

Corso Littorio 10 (attuale corso Matteotti). Un distaccamento della 3ª brigata Giustizia e libertà occupa la sede della squadra speciale di polizia italiana al servizio del Sichereitsdienst (Servizio di sicurezza) germanico.

Ora imprecisata, zona Magenta. Il comando tedesco di via XX Settembre si arrende a partigiani del gruppo autonomo Lorenzini.

Ora imprecisata. Elementi della brigata autonoma San Giusto disarmano il presidio del deposito germanico di Miralago, ubicato sull'area tra via Ronchi, via Feltre e via Crescenzago.

Ora imprecisata della sera. Giellisti del distaccamento Carlo Rosselli catturano il questore fascista di Imperia, Durando.

In serata il 7° distaccamento della 111ª brigata Garibaldi SAP occupa le scuole di piazzale Maciachini e di Dergano. Arrestati diversi collaborazionisti e spie. Il distaccamento provvede alla distribuzione di farina per la panificazione a Dergano e nella zona Farini.

Zona Naviglio Grande: in serata i garibaldini di presidio alla stazione di San Cristoforo vengono improvvisamente attaccati da ignoti che si ritirano subito dopo. Cade un partigiano della 113ª brigata Garibaldi SAP.

Zona Romana-Corvetto. Raggiunti tutti gli obiettivi prestabiliti. Si presidiano le fabbriche e sono in corso operazioni di polizia. Non si segnalano scontri.

Sera, zona Venezia. Centoventi tedeschi acquartierati in via Benedetto Marcello, cedono le armi ai sappisti della 116ª brigata Garibaldi e a elementi della brigata del popolo Gasparotto.

Ore 21.30, Precotto. Dopo qualche fucilata il 3° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi fa prigionieri una cinquantina di tedeschi che tentavano di forzare il posto di blocco a bordo di un autocarro. Continua il rastrellamento della zona.

Sera, zona Vittoria. Un gruppo di avvocati aderenti a PCI, PSI, PdA e magistrati membri del CLN, disarma i militi di guardia al Palazzo di Giustizia. Si insediano le Commissioni di Giustizia per giudicare i reati di collaborazionismo.

In giornata le avanguardie della V Armata americana sono entrate in Rapallo.

Venerdì, 27 aprile

Ore 07.00 circa. Marò della X Mas tentano l'assalto al Palazzo di Giustizia ma vengono respinti. Si spara per un'ora circa. All'interno del Palazzo il CLN stabilisce le competenze delle diverse sezioni: I sezione: esercizio dell'azione penale (rinvio a giudizio, emissione dei mandati di cattura, archiviazione); II sezione: compiti di pubblica sicurezza (carcere, polizia e scorta armata); III sezione: istruzione sommaria;

La I e II sezione sono affidate a un rappresentante del PCI; la III al rappresentante del PSI.

Ora imprecisata della mattina. Il Comando generale del Corpo volontari della libertà si trasferisce in via del Carmine 4, presso la ex sede del comando regionale dell'esercito della RSI.
La situazione in Milano è sotto controllo ma forti contingenti di tedeschi sono ancora asserragliati nel collegio dei Martinitt in via Pitteri, nella Casa dello studente di viale Romagna, nel palazzo dell'aeronautica in piazza Italo Balbo (attuale piazza Novelli) e all'hôtel Regina di via Santa Margherita, sede del comando della SIPO-SD.

Si segnalano ancora, in alcuni punti della città, sparatorie contro cecchini.

Riprende la sua attività la Comunità israelita.

Prima riunione legale del Comitato federale del PCI.

Ore 12.00 riprende la circolazione tranviaria. Cesserà alle 18.00.

Ora imprecisata, piazzale Baracca. Imponente manifestazione in onore di Eugenio Curiel, fondatore e dirigente comunista del Fronte della Gioventù, assassinato dai fascisti il 24 febbraio '45 nella vicina piazza Conciliazione.

Ora imprecisata. In viale L. Majno viene passato per le armi il maggiore De Biasi, comandante il famigerato "battaglione azzurro" e già segnalato come responsabile di feroci sevizie ai partigiani catturati.

Ora imprecisata del pomeriggio, via Borgazzi 4, terzo piano. Sappisti della 116ª brigata Garibaldi SAP catturano Achille Starace, ex segretario del Partito nazionale fascista. Verrà dapprima rinchiuso al Politecnico e poi fucilato in piazzale Loreto il 29 aprile.

Ore 17.00 circa. I primi seicento partigiani della divisione Garibaldi Gramsci arrivano dall'Oltrepò pavese alla Conca Fallata. A riceverli ci sono il generale Luigi Cadorna, comandante del Cvl, Luigi Longo, vicecomandante del Cvl e comandante generale delle brigate Garibaldi, Fabio Vergani, capo dello stato maggiore delle Garibaldi, e Alessandro Vaia, commissario politico del Comando piazza di Milano.
I rinforzi dell'Oltrepo vengono inviati a circondare gli ultimi capisaldi nazisti.

Sabato, 28 aprile

Ora imprecisata della mattina. Entrano in città gli altri seicento partigiani della divisione Gramsci provenienti dall'Oltrepo pavese. Sparatorie contro cecchini fascisti in via Gian Galeazzo e in corso San Gottardo.

Zona Lambrate-città Studi. Nel corso della mattina i tedeschi asserragliati nella Casa dello studente in viale Romagna e i fascisti nel palazzo dell'aeronautica in piazza Italo Balbo si arrendono ai partigiani dell'Oltrepo. 
Resistono ancora le SS trincerate all'hôtel Regina in via Santa Margherita intenzionate a cedere le armi solo se garantite dalla presenza delle truppe alleate. Il Comando generale del Cvl ordina di non attaccare l'albergo che viene soltanto circondato.

Zona Garibaldi. Un drappello di partigiani e di finanzieri comandati dal comunista Vittorio Morbio recupera merce rubata alla ditta Gondrand di via Pontaccio. Il valore supera i 300 milioni. La Gondrand ha offerto 50000 lire da destinarsi parte ai partigiani che hanno condotto l'operazione, parte ai fondi che si stanno raccogliendo per erigere un monumento ai martiri di piazzale Loreto.

Ore 13.00 circa, zona Sempione. Guidate da Vincenzo Moscatelli (Cino), entrano in Milano le brigate valsesiane (le cui avanguardia hanno però già raggiunto il capoluogo lombardo nel pomeriggio del giorno precedente). Sono in ritardo ma hanno dovuto aprirsi la strada combattendo contro forti colonne tedesche. 
Accolte in viale Certosa da Luigi Longo, Pietro Secchia, commissario politico delle Garibaldi, Pietro Vergani e Alessandro Vaia, marciano precedute da sette carri armati conquistati al nemico. Sopra di loro vola anche un ricognitore, catturato ai tedeschi, sotto le cui ali è scritto Valsesia e che successivamente lancerà manifestini con il saluto dei garibaldini valsesiani ai milanesi.
Da corso Sempione la colonna procede per via Farini, via Stelvio, la stazione Centrale, viale Brianza, e alle ore 15.00 circa giunge in piazzale Loreto dove sosta brevemente sul luogo dell'eccidio nazifascista.
Dall'albergo Titanus (angolo via Porpora-viale Abruzzi) cecchini sparano sull'ultimo camion della colonna delle formazioni valsesiane. Vengono snidati in pochi minuti.
La colonna riprende per corso Buenos Aires e corso Venezia in direzione piazza Duomo.

Ore 16.00 circa. La colonna delle formazioni valsesiane giunge in piazza del Duomo dove il colonnello Delle Torri, Vincenzo Moscatelli, il cappellano partigiano don Sisto Bighiani, commissario della brigata Garibaldi Osella, e Luigi Longo parlano a una immensa folla. Milano è nelle strade.

Ore 16.10. Per ordine del Comando generale del Corpo volontari della libertà e in esecuzione al decreto di condanna a morte emesso dal Comitato di liberazione nazionale dell' Alta Italia in nome del popolo italiano, Benito Mussolini viene giustiziato in località Giulino di Mezzegra (Como).

Pomeriggio, Sesto San Giovanni. Grande folla al comizio democristiano davanti alla chiesa di San Clemente. Contemporaneamente il PCI tiene 16 comizi negli stabilimenti industriali sestesi.

Viene radiofonicamente trasmesso il discorso di saluto ai milanesi tenuto dal comunista Emilio Sereni, presidente del Comitato di liberazione nazionale della Lombardia.

Manifestazione di donne in piazza Quindici martiri (ora piazzale Loreto).

Ore 22.10, via Fabio Filzi. Walter Audisio (il colonnello "Valerio ") e i suoi uomini, di ritorno da Dongo, dove hanno eseguito la sentenza di morte del CLNAI contro Mussolini e gli altri gerarchi fascisti, vengono fermati a un posto di blocco da sappisti della Pirelli Brusada, appartenenti alla 110ª brigata Garibaldi SAP, che vogliono ispezionare l'autofurgone che trasporta i cadaveri del duce e degli altri giustiziati. Al rifiuto di Valerio seguono momenti di estrema tensione che si risolveranno solo dopo l'intervento del Comando generale.

Domenica, 29 aprile

Ore 03.00, piazzale Loreto. I corpi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e 15 tra gerarchi e membri del suo seguito giustiziati a Dongo, vengono deposti nello stesso luogo in cui il 10 agosto 1944 furono fucilati 15 partigiani. Sappisti della 110ª brigata Garibaldi SAP montano la guardia fino alle 07.00 del mattino.

Ora imprecisata della tarda mattinata. Achille Starace, ex segretario del Partito nazionale fascista, viene fucilato in piazzale Loreto.

Nella mattinata entrano in Milano le prime avanguardie della V Armata statunitense. In giornata entrano in città altre divisioni partigiane.

Ore 19.00, corso Monforte 31. Il colonnello Charles Poletti, commissario per la Lombardia del Governo militare alleato e il suo vice, colonnello Hancock, vengono ricevuti nel palazzo della Prefettura dai rappresentanti del CLNAI e del Corpo volontari della libertà.
"Siamo andati a spasso per Milano - dichiara il colonnello Poletti -. Abbiamo trovato ordine, disciplina. Siamo stati anche in piazzale Loreto. Esprimiamo la nostra soddisfazione al CLNAI e ai partigiani per il magnifico lavoro fatto. Siamo contenti di essere arrivati. Apprezziamo quello che il CLNAI ha fatto e farà". 
I negozi sono tutti riaperti, i mezzi pubblici hanno ripreso a circolare, si panifica, vengono erogati gas e energia elettrica. Non si sono verificati casi di saccheggio. L'ordine pubblico è stato garantito dai partigiani.

Lunedi, 30 aprile

Mattina, via S. Pellico-Santa Margherita. Hôtel Regina. Il colonnello Walter Rauff, comandante interregionale della SIPO-SD si arrende agli americani. Le SS e altri militari germanici che vi si erano rifugiati lasciano l'hôtel Regina e, scortati da militari statunitensi, si avviano verso i campi di raccolta prigionieri.

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Le direttive per l'insurrezione

Ai Cln, ai comitati di agitazione, agli operai, ai tecnici, agli impiegati: Direttive per l'insurrezione nazionale, n. 1, 21 aprile 1945
Ad integrazione dei compiti militari previsti per le formazioni del Corpo volontari della libertà, il pieno successo dell'insurrezione nazionale che deve liberare le nostre terre dall'oppressione e dal saccheggio nazifascista richiede l'attiva e cosciente partecipazione di tutte le popolazioni delle città e delle campagne. Dei compiti di una particolare importanza spettano in questo campo alla massa degli operai, dei tecnici, degli impiegati, concentrati nei maggiori stabilimenti industriali. Perché tali compiti possano essere assolti con la massima efficienza, è necessario che tutti si attengano alle presenti direttive del Comitato di liberazione nazionale, ed a quelle che verranno successivamente impartite.
Alla proclamazione dello sciopero insurrezionale, gli operai, gli impiegati, i tecnici, i lavoratori tutti dovranno portarsi tutti, ognuno al proprio stabilimento, alla propria officina, al proprio cantiere o ufficio.
Gli stabilimenti rappresentano il centro di mobilitazione e la fortezza dell'insurrezione nazionale. E' dalle fabbriche, dai cantieri, dalle officine che le squadre dei lavoratori, dei patrioti partiranno per dare man forte ai Gap, alle Sap, ai partigiani per ingrossare le file dei combattenti, per occupare i punti più importanti della città, per scacciare dai loro nidi di resistenza i nazifascisti.
Evidentemente, i lavoratori non si lasceranno assediare all'interno dello stabilimento, non se ne staranno quieti nelle officine, in posizione attesista e semplicemente difensiva. Ma essi, alla proclamazione dello sciopero insurrezionale debbono recarsi compatti alle loro fabbriche, nelle officine e negli uffici pubblici [poste, telegrafi, telefoni, centrali elettriche, gas, ecc.] per difendere gli impianti e impedirne la distruzione da parte del nemico.

Bisogna fare di tutto per salvare le nostre macchine, i nostri impianti produttivi e di pubblica utilità, il nostro patrimonio industriale.

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Mappa Liberazione - mappa 1945

generale liberazione

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24 aprile 19453gap w ore 11.40, Niguarda. Alcuni sappisti del 2° distaccamento Dino Giani della 110ª brigata Garibaldi Beppe Ottolenghi si dirigono verso viale Monza per la protezione di un comizio alla fabbrica Magnaghi. In piazza Belloveso si ritrovano sotto il fuoco di una pattuglia di repubblichini appostati dietro ai rifugi antiaerei e sono costretti a ritirarsi.
ore 12.30. Partigiani appartenenti alla Volante De Rosa della divisione Val Toce mettono in fuga i repubblichini già scontratisi con i sappisti del 2° distaccamento Dino Giani. 
ore 13.00 circa. Sul posto sopraggiunge una macchina con a bordo tre tedeschi che "chiedono il motivo del trambusto e per tutta risposta gli uomini della Volante sparano e li uccidono. Anche loro come i garibaldini si ritirano. Si discute sul da farsi".
ore 13.30. In via Graziano Imperatore viene fermato e requisito un autocarro della aeronautica militare. I militari vengono disarmati e lasciati liberi.
ore 14.45. I garibaldini chiedono al presidente della Cooperativa muratori di Niguarda l'autorizzazione a nascondere gli automezzi requisiti nel magazzino della cooperativa. Autorizzazione concessa.
ore 15.00 circa: Automezzi germanici in fuga giungono alle porte di Niguarda sparando all'impazzata e sfondano il posto di blocco garibaldino. Muore Gina Galeotti Bianchi (Lia), comunista, appartenente ai Gruppi di difesa della donna. E' il primo caduto partigiano dell'insurrezione. Era incinta di pochi mesi.
ore 16.15. Informati degli avvenimenti, il comandante provinciale delle brigate Garibaldi, Italo Busetto e Giovanni Brambilla, responsabile del lavoro militare all'interno del Comitato federale del Pci milanese, giungono a Niguarda per valutare la situazione e impartire direttive.
pogliani1 wore 17.00 circa. Riunitisi con il comandante, il commissario politico del 2° distaccamento e il responsabile della stampa e propaganda, Busetto e Brambilla li informano che l'indomani, su ordine del Comando generale delle brigate Garibaldi, scatterà la mobilitazione insurrezionale generale e chiedono loro di resistere fino all'alba.
ore 17.10. Bloccata una macchina con alcuni ufficiali tedeschi, ne viene ucciso uno che aveva opposto resistenza, gli altri vengono fatti prigionieri.
Alla Ca' di sass, fermato un camion che trasporta mattoni, sorge la prima barricata dell'insurrezione. E' vigilata da una squadra di garibaldini e dai primi volontari insurrezionali.
ore 17.30. Un autocarro di proprietà Città del Vaticano viene bloccato e condotto in via Ornato all'altezza di via Filicaia, si scaricano i sacchi di cemento trasportati e si innalza la seconda barricata.
ore 18.00. Sparatoria alla Ca' di sass con un'autocolonna germanica che tenta di forzare la barricata. Inferiori di numero e armamento, i garibaldini, per dare al nemico l'impressione di essere accerchiato, inviano una squadra all'interno del I padiglione dell'ospedale di Niguarda con il compito di effettuare dei tiri di disturbo. I tedeschi cercano riparo nei vicini rifugi antiaerei.
ore 18.30. Si organizzano e si dislocano squadre garibaldine per controllare i tedeschi e le vie di accesso a Niguarda. Un patriota muore maneggiando una bomba a mano.
ore 20.00. Il numero dei volontari in appoggio ai sappisti sale a 84 uomini. La Volante De Rosa controlla via Pallanzone. Dalle mura dell'oratorio elementi della Val Toce tengono sotto tiro i repubblichini e i miliziani fascisti francesi del collaborazionista Darnand acquartierati nelle casermette di viale Suzzani.
nella serata partigiani della 3ª brigata Garibaldi Gap si impadroniscono della caserma repubblichina di Niguarda, catturando il presidio e un sostanzioso bottino di armi e munizioni. 
Alla Ca' di sass, a intervalli, continuano fino al mattino brevi sparatorie con i tedeschi.

25 aprile 1945ore 10.00. Elementi della 113ª Garibaldi SAP, in collaborazione con alcuni gappisti, disarmano i militi di un posto di blocco recuperando tre mitra, tre fucili e una pistola Beretta.
ore 13.00. Inizia ufficialmente lo sciopero insurrezionale. In realtà in numerose fabbriche gli operai hanno già cominciato ad astenersi dal lavoro e aBrugnolotti2 w organizzare la difesa degli stabilimenti.
ore 13.00 il 2° distaccamento Dino Giani della 110ª brigata Garibaldi blocca Bresso e cattura e fucila il vicecomandante della brigata nera Aldo Resega, il comandante della compagnia Oberdan che ancora il 23 aprile in via Cadamosto aveva fatto fucilare il gappista Giancarlo Brugnolotti, e un altro brigatista nero già segnalato come criminale di guerra. Per tutto il pomeriggio vengono fermati, a volte con brevi scaramucce, automezzi nemici.

26 aprile 1945ore 05.00. Un'autocolonna tedesca giunta alle porte di Bresso si arrende al 2° distaccamento della 110ª brigata Garibaldi dopo una breve sparatoria.

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