Riscaldamento

Riscaldamento

     Nelle case, nei luoghi di lavoro e nei locali pubblici si patisce il freddo fino dal primo inverno di guerra. Le autorità "garantiscono" un massimo di 16 gradi per 120 giorni nell'inverno 1940-1941, nel 1941-1942 i giorni scendono a 100 e ogni anno sarà peggio fino ad arrivare al gelo dell'inverno 1944-1945. 
     Dall'estate del 1944 i bombardamenti a tappeto sui centri minerari e industriali tedeschi, e il dominio alleato dei cieli, riducono drasticamente la possibilità di ricevere materie prime e combustibile dalla Germania. Laddove esiste, il riscaldamento centralizzato dei caseggiati è puramente nominale. In molte case ci si riscalda ancora con la stufa ma il prezzo del carbone - 1.000 lire al quintale al mercato nero - è proibitivo, la torba costa meno ma affumica e non produce calore, la legna non si trova, molti cercano di recuperarne qualche pezzo strappando i paletti di sostegno alle recinzioni delle aiuole dei parchi. Non resta che bruciare carta bagnata, pressata a palla e fatta essiccare, e andare a dormire imbottiti di golf e maglioni di lana autarchica. 
     In quell'ultimo inverno sarà la Resistenza a mobilitarsi in aiuto dei più disagiati nella campagna contro "il freddo, la fame e il terrore nazifascista" e le SAP organizzeranno, guideranno e proteggeranno la popolazione negli assalti ai vagoni di carbone negli scali ferroviari o nel taglio delle piante di parchi, viali alberati e giardini pubblici: nella sola notte fra il 2 e il 3 gennaio 1945 - denuncia un documento del Comune - vengono tagliate oltre 1000 piante di viale Fulvio. Praticamente tutte.

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