Alimentazione

Il razionamento dei prodotti   
Con la guerra, e l'introduzione del contingentamento e razionamento delle merci, l'accesso al libero mercato è immediatamente limitato alle quantità prestabilite dalle autorità, fatto salvo l'esaurimento delle scorte e ad eccezione dei prodotti ritirati dal commercio. Il primo genere di consumo a sparire all'indomani dell'apertura delle ostilità è il caffè. Quello che c'è va riservato alle forze armate e i milanesi, come il resto degli italiani, dovranno abituarsi ai surrogati autarchici e a quello d'orzo, poi, con il peggiorare della situazione, lo si ricaverà dalle ghiande tostate e macinate. Tre settimane dopo le restrizioni si estendono a zucchero, burro e grassi e, per contenerne il consumo, dal 1 luglio 1940 la vendita di dolci e gelati è limitata al sabato, domenica e lunedì. Col tempo saranno esclusivo appannaggio di pochi privilegiati. 
     Si riduce il consumo di pane e cambia anche la forma e la composizione: la classica michetta dei milanesi lascia il posto a forme allungate, la cui composizione registrerà un progressivo aumento della percentuale di crusca in sostituzione dell'iniziale 80% di farina di frumento. La razione giornaliera - 200 grammi a testa, 400 per gli addetti ai lavori pesanti - si stabilizzerà a 200 grammi. Quella del riso e della pasta dà diritto complessivamente a due chili al mese. Con il passare del tempo anche frutta e verdura diventano una rarità. Nascono gli orti di guerra: chi ha la fortuna di averne uno, semina carote e cavoli in giardino; in piazza del Duomo e in piazza della Repubblica si semina invece grano per disposizione delle autorità. I tram passano tra le spighe.
     Nel 1935 la Commissione suprema di difesa aveva stabilito che, in caso di guerra, si dovesse assegnare ai civili adulti una razione alimentare minima di 3000 calorie, ma già nel 1940 sono poco più di 2000, poco più di 1000 nel 1942 e, con le requisizioni dell'occupazione tedesca, scenderanno sotto le 1000 nel 1944. Il possesso della tessera annonaria non garantirà più gli acquisti cui si ha in teoria diritto. In pratica si faranno lunghe file davanti ai negozi per accaparrarsi qualcosa prima dell'esaurimento dei prodotti.
     Dal settembre al dicembre 1943 sparisce il riso, la cui produzione è interamente requisita dai tedeschi, il sale è introvabile. Ricomparirà a fasi alterne con non più di 200 grammi mensili, mentre i condimenti - nel 1940 fissati in ragione di 8 decilitri di olio oppure 800 grammi di burro (o lardo o strutto) al mese - scendono a un decilitro di olio, 1 etto di grasso di maiale e 2 etti di burro e, nell'ottobre 1944, a mezzo decilitro di olio e un etto di burro. 
     La razione settimanale - nominale - di carne bovina è di 200 grammi, ma spesso manca ed è sostituita con 50 grammi di formaggio duro o 70 di salumi. Il consumo della poca carne si riduce quasi esclusivamente alle frattaglie e ai conigli, ma anche questi ultimi sono sempre più introvabili, come del resto i gatti, e i milanesi guarderanno con sospetto alle polpette di coniglio offerte nei menu delle mense comunali o dei ristoranti di guerra. 
     I formaggi passano dagli 8 etti mensili del 1940 ai 175 grammi dell'estate 1944. I bollini dei salumi danno diritto a 200 grammi, distribuiti in ragione di 50 grammi settimanali, quelli dello zucchero a 500 grammi al mese per i bambini fino a tre anni, per tutti gli altri 250 grammi. Cucinare è un'impresa: il gas viene erogato a pressione normale per sole tre ore al giorno.
     Manca tutto, stoffe, indumenti, scarpe, copertoni e tubolari per biciclette. Con un sapone da 75 grammi si deve fare il bucato per un mese, quello da bagno - una saponetta da 100 grammi - deve durarne due. Per chi fuma, e ha compiuto 18 anni, ci sono tre sigarette al giorno, o un sigaro. 
     Per chi se lo può permettere c'è il mercato nero, ma i suoi prezzi sono proibitivi. Nel settembre 1943 un chilo di pane costa 10 lire, la carne bovina 170, un quintale di carbone 1.000 - a fronte delle circa duemila lire di un salario medio operaio - , e nel 1944 i prezzi registreranno aumenti da capogiro: un fiasco d'olio supererà le due mila lire, e un pacchetto di sigarette Africa le 200.

Razione alimentare giornaliera media dal settembre 1943 all'aprile 1945

67 gr. pasta (o riso)
9,3 gr. carne suina
6,6 gr. salumi
5,8 gr. formaggi
3,3 gr. fagioli
3,3 gr. patate
6,6 gr. burro
3,3 grassi di maiale
3,3 centilitri di olio
200 gr. pane
6,6 gr. sale
8,3 gr. zucchero (17 gr. per i bambini fino a tre anni di età)

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