Vando Aldrovandi

aldovrandiVando Aldrovandi nasce il 15 settembre 1918 a Suzzara, figlio di un musicista, il direttore d'orchestra Wando Aldrovandi, mantovano, e di Ursula Sella, di genitori genovesi emigrati in Argentina. Al termine della guerra, rientrata la famiglia a Milano, vive nella casa di via Andegari, dove nasce la sorella Renata, e viene iscritto alla scuola elementare di via Rossari.
Ricorda Alberto Vigevani: "Lo conobbi ch'era, come me un ragazzetto: alto, per l'età, sottile, si potrebbe dire fragile, e già allora riservato, pudico, nelle parole e nei gesti".
Alle scuole superiori -media, ginnasio e liceo Parini- stringe amicizia con Rodolfo Banfi. Nel 1928, quando Toscanini viene schiaffeggiato a Bologna, comincia a conoscere la politica (e l'antifascismo) perchè il padre, di convinzioni liberali, rifiuta di eseguire l'inno fascista prima delle opere liriche, tanto da decidere di espatriare, chiamato nel '31 dalla BBC, a Londra e poi in Australia. Vando, con la famiglia, dovrebbe raggiungerlo ma prima deve terminare gli studi e compiere il servizio militare, per non essere accusato di diserzione.
Nel 1937 si iscrive a Giurisprudenza. Intanto, si avvicina al Partito Comunista e, con altri giovani, si riunisce accanto al filosofo Antonio Banfi.
Nel gennaio del '40 parte per il servizio di leva. In giugno, alla morte della madre, rinuncia definitivamente a raggiungere il padre: ormai la guerra è imminente. Allo scoppio delle ostilità, viene inviato, in fanteria, sul fronte francese. Poi torna con il reggimento a Milano, alla caserma Sant'Ambrogio. Partecipa alle estrazioni dei nomi di chi deve partire per l'Africa o la Grecia, ma non viene sorteggiato. Il 25 luglio '43 viene trasferito alla Sant'Albino di Monza. Dopo l'8 settembre, senza tornare a Milano, entra in clandestinità, sale a Lecco, assume il nome di battaglia "Al".
Inizia a formare le brigate Garibaldi. Ricorda Angela Guzzi: "Il suo aspetto rassicurante, la sua capacità di convincimento lo favorirono nel trovare fra la gente del lecchese, della Valsassina e delle vallate circostanti, non solo simpatie e amicizie, ma appoggio concreto, quell'appoggio che fu indispensabile per organizzare i primi gruppi di cosiddetti sbandati".
"Nel silenzio della sera, quando una certa calma regnava nelle formazioni, Al raccoglieva i suoi partigiani, anche se stanchi, affamati, molte volte sfiduciati, iniziava il sermone, così lo chiamavano, ricordando che la lotta di Resistenza, anche se durissima e sanguinosa, non doveva essere chiamata guerra, ma lotta per la conquista della libertà e della giustizia, col significato di democrazia, ossia di partecipazione popolare alla vita e al progresso del paese, nel pieno rispetto delle idee politiche di ciascuno".
Assieme a Giulio Alonzi e Luciano Raimondi, tra l'ottobre e il novembre del '43, stabilisce contatti tra le formazioni del cosiddetto Fronte Sud (Valsassina, Val Varrone, Lecco, Valchiavenna) e il Fronte Nord (Valtellina, alto lago di Como). Nel maggio '44, unitisi i due fronti, assume il comando della seconda Brigata garibaldina della Lombardia che prende il nome di "Matteotti" e agisce a sud. Due mesi dopo, è responsabile della 55ª Brigata, la "Fratelli Rosselli".
E quando il 5 settembre '44, di fronte al massiccio afflusso di uomini in montagna, si rende necessario creare organismi di coordinamento, partecipa alla formazione delle divisioni e assume il comando della seconda Divisione d'assalto garibaldina, comprendente tre brigate, la 55ª "Rosselli, la 89ª "Poletti", la 86ª "Issel". A fine novembre incalzato dai rastrellamenti e dalle decimazioni di partigiani sconfina in Svizzera con gran parte della sua Divisione, che viene internata nei campi di Helgg e di Fischental. Nominato ufficiale responsabile dei campi, mantiene i contatti con il Comitato di liberazione nazionale e ottiene per i partigiani il primo riconoscimento della qualifica di militari.
Nel marzo del 1945, rientrato clandestinamente in Italia, riprende il comando delle brigate garibaldine. Il 27 aprile, con la "Rosselli", partecipa alla liberazione di Lecco. Il mattino del 28 aprile, a capo di una delegazione inviata dal Comando di piazza a Lecco, ottiene a Mandello Lario la resa degli ultimi nazisti in fuga, l'armata delle SS della Liguria comandata dal generale Pemsel. Decorato con la medaglia d'argento al valor militare, sarà tra i primi dirigenti dell'ANPI di Milano.

Con Al abbiamo un debito

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