Creazione dei Comitati di Liberazione Nazionale

« Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro... »
(Arrigo Boldrini)
Poche ore dopo la comunicazione radiofonica del maresciallo Badoglio e a battaglia già in corso, il 9 settembre 1943, alle 16.30, a Roma, in via Carlo Poma, sei esponenti politici dei partiti antifascisti, usciti dalla clandestinità a seguito del crollo del regime, si riunirono e costituirono il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), struttura politico-militare che avrebbe caratterizzato la Resistenza italiana contro l'occupazione tedesca e le forze collaborazioniste fasciste della Repubblica di Salò in tutto il periodo della guerra di liberazione.
I sei componenti erano Pietro Nenni per il PSIUP, Giorgio Amendola per il PCI, Ugo La Malfa per il Partito d'Azione, Alcide De Gasperi per la Democrazia Cristiana, Meuccio Ruini per Democrazia del Lavoro e Alessandro Casati per i liberali.
pietro-NennismallGiorgio Amendola 1972Ugo La Malfa 2Alcide de Gasperi 2meucci ruini1Alessandro casati
L'indomani mattina Nenni ebbe un contatto telefonico con altri esponenti politici a Milano e il 12 settembre si recò nel capoluogo lombardo dove, nonostante il rifiuto di Ferruccio Parri di assumere subito la guida delle formazioni antifasciste, venne a sua volta costituito un altro comitato con il nome di "Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia" (CLNAI), che più tardi sarebbe diventato il coordinatore della guerra partigiana al nord.
Nei giorni seguenti si moltiplicarono i comitati di liberazione locali per organizzare la lotta armata nelle regioni occupate dai tedeschi: a Torino, a Genova, a Padova sotto la direzione di Concetto Marchesi, Silvio Trentin, ed Egidio Meneghetti, a Firenze con Piero Calamandrei, Giorgio La Pira e Adone Zoli.
Entro l'11 settembre la struttura dei CLN era costituita e i comitati passarono rapidamente alla lotta armata ed alla clandestinità di fronte al rafforzarsi del potere politico militare delle forze tedesche e del nuovo Stato repubblicano fascista, mentre il 15 settembre ad Arona i primi capi delle formazioni partigiane organizzate in montagna (Ettore Tibaldi, Vincenzo Moscatelli) e i rappresentanti dei CLN (Mario e Corrado Bonfantini, Aldo Denini, l'avvocato Menotti) si incontrarono per discutere dettagli organizzativi e strutture di comando.
 
Lo storico Paolo Spriano ha illustrato tre caratteristiche fondamentali della Resistenza italiana presenti fin dal suo inizio e rimaste come elementi caratterizzanti per gran parte della sua storia.
In primo luogo il movimento si formò e crebbe partendo praticamente dal nulla in una situazione politico-militare estremamente critica;
in secondo luogo le circostanze del crollo del fascismo, scaturito da un'azione autonoma di ristrette autorità di potere compromesse con il regime e senza una reale partecipazione popolare, e il drammatico dissolvimento dello Stato dopo l'8 settembre, condussero ad un rifiuto da parte di gran parte del movimento resistenziale di ogni compromesso con le forze conservatrici raccolte intorno al re e al maresciallo Badoglio.
Infine l'assenza, nel momento della costituzione, di un reale riconoscimento da parte alleata della Resistenza italiana e di conseguenza di una sua rappresentatività nelle strutture di comando alleate, a differenza di altri movimenti resistenziali europei.
 
Secondo le parole di Spriano: "le capitali della Resistenza non saranno né Algeri, né Londra, né Mosca, né Brindisi o Salerno, ma la macchia e le città della guerriglia e della cospirazione clandestina".

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Corpo volontari della libertà

Il Corpo volontari della libertà, in acronimo CVL, è stato la prima struttura di coordinamento generale della resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale, ufficialmente riconosciuto sia dagli Alleati che dal governo Badoglio II.

A partire dal settembre 1943 formazioni irregolari di partigiani iniziarono ad operare per la cacciata dei fascisti che, alleati con i nazisti occupanti, avevano creato nel nord del Paese la repubblica di Salò. L'insieme delle forze partigiane trovò la forza di coordinarsi in un organismo unitario, al fine di elaborare una linea politico-militare comune.
Il Corpo dei volontari della libertà fu costituito a Milano il 9 giugno 1944 (con delibera definitiva del 19 giugno).
Il 7 dicembre 1944 fu firmato un accordo tra i delegati del CLN Alta Italia (CLNAI) e gli Alleati, noto come «Protocolli di Roma» (vedi il testo completo in inglese dei "protocolli di Roma" edito in Secchia, Frassati, 1962, pp. 192-195), che sancì il riconoscimento formale da parte alleata della rinnovata organizzazione unitaria delle formazioni partigiane.
L'accordo trasformò definitivamente le forze partigiane in un corpo armato sottoposto ad un comando militare supremo con a capo Raffaele Cadorna, generale dell'esercito regolare italiano, affiancato dai vicecomandanti Ferruccio Parri (Partito d'azione) e Luigi Longo (Partito Comunista), Giovanni Battista Stucchi, e per un breve periodo anche da Guido Mosna e Sandro Pertini (Partito Socialista), Enrico Mattei (Democrazia Cristiana) e Mario Argenton (Partito Liberale e Formazioni Autonome).
Il CVL assolse la funzione che aveva portato alla sua costituzione ovvero l'organizzare sotto un unico comando le forze antifasciste combattenti, attive nell'Italia settentrionale.
Come stabilito negli accordi con gli alleati, a seguito della resa delle forze nazifasciste sul territorio italiano il CVL procedette alla riconsegna delle armi, sciogliendosi in quanto organizzazione armata, devolvendo ogni potere alle autorità alleate ed al Governo italiano.
Con legge 21 marzo 1958, n. 285, il CVL ottenne il riconoscimento giuridico a tutti gli effetti di legge come Corpo militare regolarmente inquadrato nelle forze armate italiane.

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